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lunedì 3 dicembre 2012

[BSA Toscana, Milano, Lazio, Abruzzo, Tuscia, Padova, Pavia, Bergamo, Cuneo] solidarietà alla livorno che lotta e ai compagni milanesi!


"le primarie sono una grande giornata di democrazia”, ripete Bersani ormai da giorni.
 E forse lo ha ripetuto anche mentre la polizia impediva ai No Tav,ai  disoccupati,agli  sfrattati di Livorno e agli operai Sodexo di entrare nella sala dove si stava chiudendo la campagna elettorale per le primarie, manganellando a tutto spiano.
 Il giorno dopo i compagni livornesi, che hanno ben chiaro il fatto che alla repressione si risponde agitandosi ancora di più, sono scesi di nuovo in piazza, in presidio quasi spontaneo, tanto velocemente è stato organizzato in Piazza Cavour. Anche qui alcune camionette, di ritorno dallo stadio, arrivano scaricando  poliziotti inferociti che mandano all'ospedale con la testa rotta perfino un 17enne, ripetendo il copione già visto il 14 Novembre. 

Infine ieri sera un secondo presidio di protesta contro la repressione e la violenza della polizia, trasformatosi in corteo, finisce di nuovo in scontri, con vari contusi, quando i compagni hanno deciso di manifestare davanti alla Prefettura. 
Tutto questo accade mentre i fascisti girano armati in libertà e accoltellano un compagno in zona Stazione Centrale a Milano.

Ancora una volta non possiamo che constatare il più brutale autoritarismo verso cui ci sta trascinando, ma non è una novità, il governo Monti, condiviso anche dal Pd, che non si perita a salvaguardare il suo riconfermato segretario a suon di manganellate e neppure a invocare più volte l'impiego dell'esercito contro i No Tav.
Ancora una volta non possiamo che constatare che i fascisti sono uno strumento utilissimo al capitale e al governo per tenere a bada l'ormai evidente conflitto sociale che si sta scatenando sulla scia delle scelte impopolari imposteci dalla leadership neoliberista. 

Solidarietà alla Livorno che lotta!
Solidarietà ai compagni milanesi!

Contro fascismo e repressione, creiamo agitazione!!


Brigata di solidarietà attiva Toscana
Brigata di solidarietà attiva Milano
Brigata di solidarietà attiva Abruzzo
Brigata di solidarietà attiva Lazio
Brigata di solidarietà attiva Tuscia
Brigata di Solidarietà attiva Padova
Brigata di solidarietà attiva Pavia
Brigata di solidarietà attiva Bergamo
Brigata di solidarietà attiva Cuneo

domenica 15 maggio 2011

Le Bsa occupano un centro di accoglienza a Padova

Padova 14 Maggio 2011

Oggi a Padova decine di tunisini in possesso del permesso di soggiorno umanitario, sostenuti dalle Brigate di Solidarietà Attiva, hanno occupato il Centro di prima accoglienza Gabelli a San Lazzaro. Centro mai aperto nonostante la presenza in città di decine di ragazzi tunisini provenienti da Lampedusa aventi diritto al vitto e all’alloggio, costretti invece a dormire per strada, nelle periferie della città.
Chiediamo la riapertura del centro affinché diventi un punto di riferimento per l’inserimento di questi giovani e non lasciarli invece allo sbando, prede della criminalità.
Chiediamo solidarietà attiva alla comunità, un aiuto concreto nella preparazione dei pasti e di raccolta di materiali, soprattutto coperte.

Avanti Brigate!

venerdì 29 aprile 2011

Verità e menzogne sull’immigrazione tunisina. Solidarietà fra popoli, unità fra lavoratori

A Padova, da più di due settimane, oltre 150 ragazzi tunisini provenienti da Lampedusa hanno già ottenuto o stanno per avere il permesso temporaneo di soggiorno per motivi umanitari. Tale permesso vale sei mesi e dà diritto per legge a vitto e alloggio per tutti coloro che non possono permetterseli. 
Le istituzioni e gli enti locali non hanno ancora attivato i servizi sociali minimi necessari ad alleviare la situazione perché il decreto di emergenza emanato dal presidente del consiglio dei ministri affida la totale gestione della materia alla Protezione Civile che ha l’ultima parola ma che fa finta di non sapere nulla. 
Nel frattempo, i giovani tunisini vagano per la città senza mangiare, senza lavarsi e di notte si ritirano in ripari di fortuna dove sempre più spesso vengono scovati dalle forze dell’ordine che li multano per vagabondaggio. Queste condizioni sono causa di gravi stenti e rendono necessarie cure sanitarie urgenti per molti immigrati. 
Sono numerose le segnalazioni di abusi psicologici, fisici e legali ricevuti dai migranti sia quando vengono ammassati come bestie nei centri di “accoglienza” sia quando raggiungono le città del nord. 
Nella nostra città l’unico servizio di pubblica utilità che affronta questa emergenza viene svolto dalle Brigate di Solidarietà Attiva, con il forte sostegno di Rifondazione Comunista, che da due settimane forniscono cibo, coperte, vestiti e riparo per alcune decine di ragazzi tunisini, oltre a volantini in arabo che li indirizzano presso le poche strutture assistenziali gratuite esistenti a Padova. 
L’attività più importante che svolgiamo riguarda però l’ottenimento del vitto e l’alloggio che spetta per diritto a questi ragazzi che devono essere protetti in virtù del programma umanitario, previa richiesta scritta alla prefettura. Tale diritto è stato conquistato solo grazie alla lotta condotta insieme a un primo gruppo di 20 tunisini e altre decine di richieste sono state già consegnate o saranno depositate nei prossimi giorni. Tuttavia, tutte le istituzioni predisposte all’accoglienza (Prefettura ed enti locali) fanno finta di non sapere nulla fino a quando questa procedura non li mette di fronte all’evidenza delle loro responsabilità. 
Responsabilità che vanno proiettate nel futuro, per inserire questi immigrati in percorsi di integrazione sociale, comprendenti corsi di italiano e di formazione professionale per evitare che, una volta scaduto il permesso di soggiorno semestrale, siano costretti alla clandestinità e, da qui, nel circuito del lavoro nero sottopagato o della microcriminalità. La mancanza di una adeguata assunzione di responsabilità nei confronti di questo problema da parte delle istituzioni non farà altro che diminuire ancora di più i diritti di tutti i lavoratori, incrementare la guerra tra poveri e l’instabilità sociale. Proprio queste condizioni, unitamente alla crisi economica che è sempre più forte, sono l’ideale per arricchire a dismisura una classe dirigente senza scrupoli sulla pelle di tutti i lavoratori, italiani stranieri. 
Oggi il gruppo di giovani tunisini che ha vinto la prima battaglia è attivo nell’organizzazione degli aiuti e della lotta dei connazionali che sono rimasti esclusi, per il momento, dal programma di protezione umanitaria. 
BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA - Tel. 346 8338454 - bsa.padova@gmail.com

mercoledì 20 aprile 2011

QUI BRIGATA PADOVA... abbiamo vinto!

    • QUI BRIGATA DA PADOVA:


      abbiamo vinto il primo round:



      - 19 tunisini col permesso di 6 mesi in tasca
      - 19 richieste per vitto e alloggio gratuiti che nel giro di 2-3 giorni devono essere assegnati (se non li danno oggi torniamo in piazza stasera) - notevole rilievo sulla stampa e tv locali dello scarica barile istituzionale causato dalla protezione civile che ha esautorato i poteri locali.
      - ansia degli enti locali perchè questo può costituire un precedente che non sanno come gestire politicamente.. i posti per ricevere i migranti sono tutti pronti e restano vuoti.
      - implicito riconoscimento del ns ruolo di pubblica utilità anche da parte della questura




      Questo si è ottenuto grazie alla presenza simultanea da giorni ai tavoli di comune, prefettura, digos, uff immigrazione e servizi sociali e risposta quotidiana ai bisogni più stringenti.
      Nel frattempo i ragazzi mangiano, dormono, si lavano, hanno cure mediche. I limitati aiuti materiali che raccogliamo bastano a malapena.
      Ci sono casi che si inquadrano come abbandono di minore.
      Il miglioramento delle condizioni materiali permette assemblee quotidiane molto partecipate (ieri sera in 40) che comincano a produrre risultati in termini di consapevolezza del ginepraio in cui sono finiti e li tengono lontani dalla microcriminalità. stanno sempre più uniti, cominciano a raddrizzare la schiena e a fare progetti.
      Questo è possibile grazie a un costante ragionamento politico condiviso e a una nostra durezza inossidabile sul fatto che devono stare distanti dalla microcriminalità, comprendere il senso della guerra tra poveri e stare uniti. E, ovviamente, alla nostra totale disponibilità verso ogni loro altro bisogno. Questo sta creando un tam tam che si propaga tra gli altri 150 che vagolano in questo limbo in attesa della carta magnetica. Stiamo provando a farli autoorganizzare perchè si preparino una lista con fascicoli personali allegati per replicare un approccio collettivo all'uff. immigrazione.
      Qualcuno chiede di imparare presto l'italiano...



      Credo proprio che stiamo applicando metodi di gestione dell'emergenza abbastanza efficaci.
      Oltre agli immigrati stiamo selezionando anche noi stessi. E fra un po' dovremo fare un debriefing perchè siamo tutti molto esposti emotivamente.




      Siamo orgogliosi e stanchi, cominciamo a somigliarci sempre di più e abbiamo strani pruriti.