venerdì 30 settembre 2011
[PALERMO]corteo e irruzione al porto contro le navi lager
Oggi pomeriggio circa duecento antirazzisti palermitani si sono dati appuntamento davanti il porto per protestare contro l'atteggiamento del governo nei confronti degli oltre settecento migranti che sono stati trasferiti da Lampedusa a Palermo. Il trasferimento dei migranti è avvenuto su tre navi che sono poi diventate delle carceri per gli occupanti; le navi, infatti, non si sono mosse dal porto di Palermo, fungendo solo da lager galleggianti in attesa dei rimpatri. Intorno alle cinque del pomeriggio i presidianti hanno saputo che le navi erano state allontanate dal porto e non erano visibili dalle banchine, poi è arrivata notizia che una delle galere gallegianti era partita alla volta di Cagliari per trasferire in Sardegna alcuni dei prigionieri.
mercoledì 28 settembre 2011
Prigione Mediterraneo: i CIE galleggianti nei porti delle nostre coste
Rinchiusi dietro gigantografie di Duffy Duck e Willy il coyote oltre 300 tunisini attendono, da giorni, al largo del porto di Palermo che le autorità italiane decidano del loro destino. Tappezzata da sorrisi ammiccanti dei protagonisti Looney Tunes, la nave “Fantasy” della compagnia Grimaldi Lines esprime appieno quanto ci sia di grottesco e tragico dell’odissea dei migranti, che prima erano trattenuti illecitamente a Lampedusa e adesso sulle navi; infatti la “Moby Vincent” ancorata al largo dei cantieri navali, e la “Audacia”, situata a 200 m dall’antico foro italico di Palermo, si uniscono alla prima creando così una vera e propria flotta di navi galera dove gli immigrati sono stipati. Per mare sono venuti e in mare restano.
Le creazione di questi CIE galleggianti non è che l’ennesimo grave episodio di gestione emergenziale dell’immigrazione dal Nordafrica: la proclamazione delle stato d’emergenza e la conseguente decretazione d’urgenza gli hanno permesso di ignorare le garanzie fondamentali della Costituzione e di utilizzare forme di detenzione in strutture improvvisate, come la collina della vergogna a Lampedusa, la stazione marittima o queste navi, inaccessibili alla stampa e alle associazioni. “Il concentramento forzato in non luoghi, di persone che non hanno commesso alcun crimine, riportano a episodi che la storia d’ Europa avrebbe dovuto cancellare e che invece continuano a ripetersi sotto i nostri occhi.” Borderline Sicilia.
Fin dai primi sbarchi avvenuti all’inizio del 2011 l’isola di Lampedusa è stata vittima di una gestione predisposta e finalizzata al verificarsi di episodi esplosivi come l’incendio del centro di contrada Imbriacola e le successive violenze che sono scoppiate nell’isola il 21 settembre scorso. “Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente” sostiene Giacomo Sferlazzo dell’associazione Askavusa di Lampedusa “molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e così è stato.”
Questo è solo l’ultimo, e il più grave, degli episodi susseguitisi dall’inizio del 2011 e la risposta delle istituzioni a ciò che è stato colpevolmente causato dalle stesse è un’altra gravissima sospensione dello stato di diritto che non può essere in alcun modo accettata. Gli immigrati sono privati della libertà personale da settimane, senza avere mai incontrato un avvocato ne' essere mai stati condotti davanti a un giudice di pace per la convalida del trattenimento, per di più a bordo di navi che hanno assunto le funzioni di Centri di identificazione ed espulsione galleggianti. Vengono violati così i più elementari diritti umani, a partire dal diritto di difesa e di controllo giurisdizionale sulla libertà personale.
Eppure non ha rilevato la minima violazione dei diritti umani il deputato regionale del PD Tonino Russo, secondo le dichiarazioni scandalose rilasciate al GR regionale, “I migranti a bordo delle navi sono in buone condizioni; sono assistiti regolarmente, dormono in cabine fornite di lenzuola e in poltrone reclinabili. Alcuni tunisini che hanno avuto dei malori sono stati trasportati in ospedale, altri sono stati medicati direttamente a bordo da personale sanitario”. L’onorevole dimentica però che le detenzione illegittima rimane anche se le persone non vengono fatte morire di fame e sete.
Solo dopo quattro giorni di detenzione il PD è riuscito a prendere una posizione che non si burlasse dei diritti fondamentali dell’uomo: Alessandra Siracusa e Pino Apprendi, dopo una visita di tre ore a bordo delle navi, hanno dichiarato che anche se fossero rinchiusi in un Hotel a cinque stelle rimarrebbe un sequestro di stato. Inoltre hanno verificato la condizione giuridica delle persone trattenute, tra cui ci sono sei minori e una donna, sola, in mezzo a un gruppo di uomini.
Duecento immigrati sono trattenuti nella Moby Vincent e un altro centinaio sull’Audacia. La Fantasy la scorsa domenica ha traghettato 221 migranti tunisini da Palermo al porto di Cagliari. Questi destinati ad essere identificati nel centro di prima accoglienza di Elams e poi rimpatriati.Le creazione di questi CIE galleggianti non è che l’ennesimo grave episodio di gestione emergenziale dell’immigrazione dal Nordafrica: la proclamazione delle stato d’emergenza e la conseguente decretazione d’urgenza gli hanno permesso di ignorare le garanzie fondamentali della Costituzione e di utilizzare forme di detenzione in strutture improvvisate, come la collina della vergogna a Lampedusa, la stazione marittima o queste navi, inaccessibili alla stampa e alle associazioni. “Il concentramento forzato in non luoghi, di persone che non hanno commesso alcun crimine, riportano a episodi che la storia d’ Europa avrebbe dovuto cancellare e che invece continuano a ripetersi sotto i nostri occhi.” Borderline Sicilia.
Fin dai primi sbarchi avvenuti all’inizio del 2011 l’isola di Lampedusa è stata vittima di una gestione predisposta e finalizzata al verificarsi di episodi esplosivi come l’incendio del centro di contrada Imbriacola e le successive violenze che sono scoppiate nell’isola il 21 settembre scorso. “Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente” sostiene Giacomo Sferlazzo dell’associazione Askavusa di Lampedusa “molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e così è stato.”
Questo è solo l’ultimo, e il più grave, degli episodi susseguitisi dall’inizio del 2011 e la risposta delle istituzioni a ciò che è stato colpevolmente causato dalle stesse è un’altra gravissima sospensione dello stato di diritto che non può essere in alcun modo accettata. Gli immigrati sono privati della libertà personale da settimane, senza avere mai incontrato un avvocato ne' essere mai stati condotti davanti a un giudice di pace per la convalida del trattenimento, per di più a bordo di navi che hanno assunto le funzioni di Centri di identificazione ed espulsione galleggianti. Vengono violati così i più elementari diritti umani, a partire dal diritto di difesa e di controllo giurisdizionale sulla libertà personale.
Eppure non ha rilevato la minima violazione dei diritti umani il deputato regionale del PD Tonino Russo, secondo le dichiarazioni scandalose rilasciate al GR regionale, “I migranti a bordo delle navi sono in buone condizioni; sono assistiti regolarmente, dormono in cabine fornite di lenzuola e in poltrone reclinabili. Alcuni tunisini che hanno avuto dei malori sono stati trasportati in ospedale, altri sono stati medicati direttamente a bordo da personale sanitario”. L’onorevole dimentica però che le detenzione illegittima rimane anche se le persone non vengono fatte morire di fame e sete.
Solo dopo quattro giorni di detenzione il PD è riuscito a prendere una posizione che non si burlasse dei diritti fondamentali dell’uomo: Alessandra Siracusa e Pino Apprendi, dopo una visita di tre ore a bordo delle navi, hanno dichiarato che anche se fossero rinchiusi in un Hotel a cinque stelle rimarrebbe un sequestro di stato. Inoltre hanno verificato la condizione giuridica delle persone trattenute, tra cui ci sono sei minori e una donna, sola, in mezzo a un gruppo di uomini.
Sinora è inascoltata la protesta di centinaia di manifestanti che alle 17.00 di ogni pomeriggio si riuniscono in presidio difronte al porto. Cercano di richiamare la cosiddetta società civile attorno all’emergenza della discriminazione delle minoranze in Italia, ma, alla vigilia delle primarie della sinistra palermitana, chissà in quanti avranno il coraggio di denunciare questi abusi, nella bella Italia, patria del diritto.
Giorgia Mirto
BSA Palermo
lunedì 26 settembre 2011
UN MONDO AL ROVESCIO!
Mentre politici corrotti, mafiosi di ogni genere e banchieri speculatori girano per il mondo a piede libero, giovani tunisini in cerca di lavoro o di pura libertà vengono ammanettati e rimpatriati direttamente da palermo come fossero criminali della peggior specie...
vedi il video della polizia di stato che non prova alcun imbarazzo a documentare e rendere pubblico l'ingiusto pardosso di cui si rende complice e mera esecutrice...
intanto al porto di Palermo il forum antirazzista protesta contro le navi-lager...
vedi il video della polizia di stato che non prova alcun imbarazzo a documentare e rendere pubblico l'ingiusto pardosso di cui si rende complice e mera esecutrice...
intanto al porto di Palermo il forum antirazzista protesta contro le navi-lager...
giovedì 22 settembre 2011
LAMPEDUSA: PERCHE' BRUCIA?
Tra la consueta disinformazione e la retorica mediatica che s'interroga su Lampedusa usando strumentalmente il binomio razzismo o esasperazione ecco un paio d'articoli che cercano di ricostruire la disumanità di questi giorni dando un pò di profondità agli eventi...
Lampedusa brucia. Un disastro preparato con accanimento.
di Antonello Mangano
http://www.terrelibere.org/4336-lampedusa-brucia-un-disastro-preparato-con-accanimento
A Lampedusa guerra ai tunisini e ai giornalisti
di Alessio Genovese
http://fortresseurope.blogspot.com/2011/09/alessio-genovese-da-lampedusa.html#more
E soprattutto la voce di un lampedusano che spiega meglio di qualsiasi sociologo o politico di turno le conseguenzedi un senso comune architettato ad arte per fomentare la "guerra tra poveri"...
Oggi è uno dei giorni più brutti che io abbia mai vissuto, la speranza di una Lampedusa faro della solidarietà del diritto e dell'umanità si è talmente affievolita che ormai sembra solo una fantasia retorica, quell'umanità che tanto ci aveva fatto sperare e che era stata troppo presto mitizzata era come avevamo detto in altre occasioni "Poca", perché non accompagnata da una coscienza politica e sociale. Oggi a Lampedusa si è compiuto il piano del governo e dell'amministrazione locale, quello che per molti anni non era riuscito, oggi ha avuto compimento, arrivare allo scontro tra Lampedusani e migranti, in questo caso tunisini.
Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente, molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e cosi è stato.
Il problema è sempre lo stesso dall'inizio dell'anno, la mancanza di trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia, anche questo si sapeva, ma tutti facevano finta di niente, tutti facevano finta che la vita del centro fosse tranquilla, l'importante e che i migranti non si vedano per la strada, l'importante e che i turisti non vedano, come oggi ,l’importante è che mostriate le immagini della festa della madonna di Porto Salvo,la Lampedusa bella, la Lampedusa vacanziera, quello che è accaduto è già passato, non bisogna parlarne, questo modo di fare viene da una mentalità mafiosa dell’omertà e del silenzio, ed è il culmine dei comportamenti di un gruppo di persone e di una amministrazione che ha fatto dell’illegalità la propria bandiera, il peggio che nessuna istituzione ha mai arginato questa prassi del malaffare, dell’illecito, anzi sembra essere premiata, lo stato è veramente assente a Lampedusa, c’è un aria da far west da molto tempo, ognuno fa quello che vuole, i più prepotenti minacciano, corrompono e si fanno corrompere. L’unico valore che accomuna una parte di lampedusani che non so quantificare, è la stagione estiva che tradotto significa lo sfruttamento del territorio per fare soldi, ma il mondo e la storia vanno oltre una stagione turistica da salvare, vanno oltre la visione ristretta dei piccoli imprenditori, e quelli che dovevano essere i compagni di una lotta contro le angherie e le violenze che i potenti di tutto il mondo stanno facendo alle masse sono diventati il problema, i nemici da uccidere, da annegare , da buttare in mezzo al rogo , mentre Berlusconi al suo arrivo sull'isola viene acclamato da una folla violenta che impedisce a chi non è d'accordo di manifestare contro la politica del governo, ed anche in queste ore i miei amici, che oggi più che mai voglio chiamare compagni, vengono minacciati da una folla imbestialita, che ha perso ogni direzione "C'è ne pure per quelli di Askavusa se si mettono in mezzo", intanto la Lega ringrazia, il sindaco che dice i tunisini essere tutti delinquenti ha enormi responsabilità per quanto sta accadendo, e ogni persona che sta usando la violenza ha enormi responsabilità. Queste persone sono le stesse che hanno applaudito Crialese e che facevano a gara a complimentarsi dopo la proiezione di Terraferma, sono quelle che applaudono i cantanti che vengono a cantare per la solidarietà durante la manifestazione O scià, sono quelli che fanno a gara per potere ospitare i VIP che invita Baglioni facendo laudi guadagni, Baglioni stesso che viene finanziato da chi sta provocando questo enorme disastro e che dice di fare O scià per sensibilizzare la popolazione rispetto ai temi dell’integrazione dovrebbe condannare chi ha usato la violenza e non premiare chi ha partecipato ai pestaggi rifiutandosi di lavorare con questa gente, perche le canzoni , le parole non valgono a niente se non sono seguite dai fatti, Le persone che dicono buttateli in mare, bruciateli, sono tutti delinquenti magari oggi portavano in spalla la statua della madonna di porto salvo, , io non ho molta fede, ma il fatto che quello che sta accadendo in concomitanza con la festa della patrona dell'isola, che è anche un simbolo di convivenza pacifica mi fa pensare molto. Queste persone che si dice vogliano buttare giù “La porta d’Europa” il monumento di Mimmo Paladino sono più vicini a quegli estremisti islamici che distruggono le opere d’arte in nome di un fanatismo religioso che in realtà è il segno di un ignoranza mostruosa. Quello che mi preoccupa è che nella violenza si possa vedere il modo di risolvere questioni che la politica non ha saputo o voluto affrontare e risolvere, i tunisini si trovano costretti a protestare violentemente perché inascoltati e rinchiusi in condizioni disumane, i lampedusani immaturi cadono nel tranello del governo e aizzati dalle dichiarazioni del sindaco trovano nella violenza non solo una valvola di sfogo ma un metodo per affermare una rabbia da troppo repressa, non per affermare idee, attenzione, perché nella testa di queste persone non credo ci siano idee chiare, ma per affermare una supremazia, un controllo del territorio, ed anche questo è tipico dell’agire mafioso. Dividere l'umanità è quello che i potenti da sempre cercano di attuare, facendo leva sulle paure e l'ignoranza, ed è quello che sta accadendo a Lampedusa, una massa stordita che crede che la risoluzione del problema sia uccidere i Tunisini e non fare arrivare più nessun migrante sull'isola. Da sempre è stato detto che il ruolo di Lampedusa rispetto all'immigrazione deve essere di primo soccorso e accoglienza che più di un numero di migranti Lampedusa non può accogliere, ma questo non è mai stato accolto dal governo, e oggi è il governo ad avere la prima colpa di quello che sta accadendo, dopo il governo vengono tutti quei lampedusani che si sono fatti trascinare in questa pozza di fango. Oggi abbiamo perso tutti, e abbiamo perso molto, Lampedusa che il posto che più amo in assoluto, oggi mi sembra come una casa da abbandonare, come un luogo senza più speranza, come un luogo destinato all'odio e alla violenza, un luogo dove l'egoismo e l'ignoranza hanno avuto la meglio, e questo viene da lontano, il solo fatto di avere un amministrazione con questo sindaco e con una vicesindaco leghista dice tanto, spero che i molti lampedusani che in passato hanno saputo dimostrare solidarietà non vengano travolti da tutta questa cattiveria, che ormai da troppo veniva alimentata. Spero che i ragazzi tunisini possano trovare un posto migliore dove vivere di Lampedusa e dell'Italia.
Non voglio rinunciare alla speranza di un mondo più giusto, non voglio rinunciare alla speranza di un dialogo tra i popoli, tra i più deboli tra gli ultimi, credo in assoluta che il primo sforzo di tutte le persone che hanno una coscienza maggiore sia quello di alimentare il dibattito non solo sull’immigrazione ma su tutto quello che sta accadendo nel mondo, di rimettere la scuola e la conoscenza al centro della vita della collettività, la conoscenza diretta per prima cosa, il dialogo come strumento e come fine il bene comune. Non di un popolo , non di una classe ma dell’umanità
Per questo chiediamo che vengano aboliti i CIE in Italia.
Che venga scritta una nuova legge sull’immigrazione e l’integrazione
Che le società civili europee e nord africane costruiscano una rete diretta per il dialogo e la cooperazione.
Che l’istruzione e la cultura vengano messe ai primi posti nelle agende politiche.
Con enorme sofferenza e speranza . Giacomo Sferlazzo un lampedusano.
Lampedusa brucia. Un disastro preparato con accanimento.
di Antonello Mangano
http://www.terrelibere.org/4336-lampedusa-brucia-un-disastro-preparato-con-accanimento
A Lampedusa guerra ai tunisini e ai giornalisti
di Alessio Genovese
http://fortresseurope.blogspot.com/2011/09/alessio-genovese-da-lampedusa.html#more
E soprattutto la voce di un lampedusano che spiega meglio di qualsiasi sociologo o politico di turno le conseguenzedi un senso comune architettato ad arte per fomentare la "guerra tra poveri"...
21-22/09/2011
Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente, molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e cosi è stato.
Il problema è sempre lo stesso dall'inizio dell'anno, la mancanza di trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia, anche questo si sapeva, ma tutti facevano finta di niente, tutti facevano finta che la vita del centro fosse tranquilla, l'importante e che i migranti non si vedano per la strada, l'importante e che i turisti non vedano, come oggi ,l’importante è che mostriate le immagini della festa della madonna di Porto Salvo,la Lampedusa bella, la Lampedusa vacanziera, quello che è accaduto è già passato, non bisogna parlarne, questo modo di fare viene da una mentalità mafiosa dell’omertà e del silenzio, ed è il culmine dei comportamenti di un gruppo di persone e di una amministrazione che ha fatto dell’illegalità la propria bandiera, il peggio che nessuna istituzione ha mai arginato questa prassi del malaffare, dell’illecito, anzi sembra essere premiata, lo stato è veramente assente a Lampedusa, c’è un aria da far west da molto tempo, ognuno fa quello che vuole, i più prepotenti minacciano, corrompono e si fanno corrompere. L’unico valore che accomuna una parte di lampedusani che non so quantificare, è la stagione estiva che tradotto significa lo sfruttamento del territorio per fare soldi, ma il mondo e la storia vanno oltre una stagione turistica da salvare, vanno oltre la visione ristretta dei piccoli imprenditori, e quelli che dovevano essere i compagni di una lotta contro le angherie e le violenze che i potenti di tutto il mondo stanno facendo alle masse sono diventati il problema, i nemici da uccidere, da annegare , da buttare in mezzo al rogo , mentre Berlusconi al suo arrivo sull'isola viene acclamato da una folla violenta che impedisce a chi non è d'accordo di manifestare contro la politica del governo, ed anche in queste ore i miei amici, che oggi più che mai voglio chiamare compagni, vengono minacciati da una folla imbestialita, che ha perso ogni direzione "C'è ne pure per quelli di Askavusa se si mettono in mezzo", intanto la Lega ringrazia, il sindaco che dice i tunisini essere tutti delinquenti ha enormi responsabilità per quanto sta accadendo, e ogni persona che sta usando la violenza ha enormi responsabilità. Queste persone sono le stesse che hanno applaudito Crialese e che facevano a gara a complimentarsi dopo la proiezione di Terraferma, sono quelle che applaudono i cantanti che vengono a cantare per la solidarietà durante la manifestazione O scià, sono quelli che fanno a gara per potere ospitare i VIP che invita Baglioni facendo laudi guadagni, Baglioni stesso che viene finanziato da chi sta provocando questo enorme disastro e che dice di fare O scià per sensibilizzare la popolazione rispetto ai temi dell’integrazione dovrebbe condannare chi ha usato la violenza e non premiare chi ha partecipato ai pestaggi rifiutandosi di lavorare con questa gente, perche le canzoni , le parole non valgono a niente se non sono seguite dai fatti, Le persone che dicono buttateli in mare, bruciateli, sono tutti delinquenti magari oggi portavano in spalla la statua della madonna di porto salvo, , io non ho molta fede, ma il fatto che quello che sta accadendo in concomitanza con la festa della patrona dell'isola, che è anche un simbolo di convivenza pacifica mi fa pensare molto. Queste persone che si dice vogliano buttare giù “La porta d’Europa” il monumento di Mimmo Paladino sono più vicini a quegli estremisti islamici che distruggono le opere d’arte in nome di un fanatismo religioso che in realtà è il segno di un ignoranza mostruosa. Quello che mi preoccupa è che nella violenza si possa vedere il modo di risolvere questioni che la politica non ha saputo o voluto affrontare e risolvere, i tunisini si trovano costretti a protestare violentemente perché inascoltati e rinchiusi in condizioni disumane, i lampedusani immaturi cadono nel tranello del governo e aizzati dalle dichiarazioni del sindaco trovano nella violenza non solo una valvola di sfogo ma un metodo per affermare una rabbia da troppo repressa, non per affermare idee, attenzione, perché nella testa di queste persone non credo ci siano idee chiare, ma per affermare una supremazia, un controllo del territorio, ed anche questo è tipico dell’agire mafioso. Dividere l'umanità è quello che i potenti da sempre cercano di attuare, facendo leva sulle paure e l'ignoranza, ed è quello che sta accadendo a Lampedusa, una massa stordita che crede che la risoluzione del problema sia uccidere i Tunisini e non fare arrivare più nessun migrante sull'isola. Da sempre è stato detto che il ruolo di Lampedusa rispetto all'immigrazione deve essere di primo soccorso e accoglienza che più di un numero di migranti Lampedusa non può accogliere, ma questo non è mai stato accolto dal governo, e oggi è il governo ad avere la prima colpa di quello che sta accadendo, dopo il governo vengono tutti quei lampedusani che si sono fatti trascinare in questa pozza di fango. Oggi abbiamo perso tutti, e abbiamo perso molto, Lampedusa che il posto che più amo in assoluto, oggi mi sembra come una casa da abbandonare, come un luogo senza più speranza, come un luogo destinato all'odio e alla violenza, un luogo dove l'egoismo e l'ignoranza hanno avuto la meglio, e questo viene da lontano, il solo fatto di avere un amministrazione con questo sindaco e con una vicesindaco leghista dice tanto, spero che i molti lampedusani che in passato hanno saputo dimostrare solidarietà non vengano travolti da tutta questa cattiveria, che ormai da troppo veniva alimentata. Spero che i ragazzi tunisini possano trovare un posto migliore dove vivere di Lampedusa e dell'Italia.
Non voglio rinunciare alla speranza di un mondo più giusto, non voglio rinunciare alla speranza di un dialogo tra i popoli, tra i più deboli tra gli ultimi, credo in assoluta che il primo sforzo di tutte le persone che hanno una coscienza maggiore sia quello di alimentare il dibattito non solo sull’immigrazione ma su tutto quello che sta accadendo nel mondo, di rimettere la scuola e la conoscenza al centro della vita della collettività, la conoscenza diretta per prima cosa, il dialogo come strumento e come fine il bene comune. Non di un popolo , non di una classe ma dell’umanità
Per questo chiediamo che vengano aboliti i CIE in Italia.
Che venga scritta una nuova legge sull’immigrazione e l’integrazione
Che le società civili europee e nord africane costruiscano una rete diretta per il dialogo e la cooperazione.
Che l’istruzione e la cultura vengano messe ai primi posti nelle agende politiche.
Con enorme sofferenza e speranza . Giacomo Sferlazzo un lampedusano.
“Memoria” di Salman Natur – Edizioni Q – Biografie, 8° (pagg. 97 – 99)
Da un passo del diario di quei giorni atroci,che i Palestinesi subirono:
(Dopo Auschwitz e Mauthausen, dopo Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto, un’altra tragedia da non dimenticare: la Nakba.)
1948
Dove sono i tuoi giorni Abu Isaf?
Il vecchio, col rosario ciondolante tra le dita e gli occhi azzurri velati, lancia un profondo sospiro, raddrizza un po’ la schiena e indugia, come se volesse chiedere aiuto ad Abu Isaf:
- Nel 1948, quando ci hanno espulso, bastava dire che venivamo da Hamiat Shab perché la gente ci
aprisse il cuore. Non abbiamo consegnato chiavi e non ne abbiamo preso in custodia. Abu Isaf se n’è andato, che Dio sia con lui. Lavorava alle ferrovie e andava da un posto all’altro, per raccogliere le cartucce delle pistole. Un giorno è venuto al villaggio con un fucile marca Tank Rifle, un vero cannone, che aveva una gittata di sette chilometri.
Abbiamo fortificato il paese, decisi a resistere. Birwa e Mi’ar sono cadute, ma il nostro paese ha continuato a resistere compatto. Si sono installati sui monti dirimpetto e hanno chiuso le strade, ci hanno circondato e hanno cominciato a sparare a tutto ciò che si muoveva: Hussein Ali Hamid che pascolava il gregge nel campo dei Marka, Mustafà Safi e Ahmad Arami che stavano scegliendo la verdura, Ahmad al-As’ad che stava curando alcune piante di tabacco nei terreni di Disa, la figlia di Abdalla Musa che coglieva le verdure nel terreno di Banana. Li hanno ammazzati. Ci davano la caccia, ci eliminavano a uno a uno.
Chi ancora? Moglie, aiutami a ricordare. Fatima, la sorella di Ahmad Abdallah stava raccogliendo fichidindia e Zahra Mussa che stava sul muretto, le hanno sparato ed è caduta davanti ai nostri occhi. Tutte ragazze nel fiore degli anni, tra i venti e i venticinque anni, non ancora compiuti. Abbattevano i nostri giovani come uccelli.
Ata Asadi, un giovane nel fiore degli anni.
Yahya As’ad, quindici anni, ucciso a Majd al-Kurum.
Mahmud Taha e Ali As’ad, figlio dello sheikh Muhammad, due dei ragazzi più belli del nostro paese, fucilati in mezzo alla strada, davanti agli occhi della gente.
Taceva, come se il racconto gli si fosse rappreso tra le labbra. Oscillando la testa, fissava il giovane trentenne che gli sedeva accanto e non si stancava di dirgli: - Caro, ti prego, racconta la tua storia,racconta.
Mi’ar
L’uomo che sedeva accanto al vecchio, aveva sei anni quando cadde Mi’ar. I bulldozer avevano raso al suolo il paese e gli abitanti erano fuggiti verso Majd al-Kurum, Ramish, Alam al-Shaab, o nella direzione opposta, attraverso sentieri tortuosi. I camion militari li prendevano e li buttavano a terra a Lajjun.
Nel mese di maggio di quell’anno, l’esercito era entrato nel paese e aveva espulso gli abitanti di Shaab, a parte qualche anziano e qualche donna. Gli espulsi hanno capito che, questa volta, la musica era diversa, che non si trattava di una lite tra paesi vicini e neanche del <<giorno della demolizione delle case>>, e sono tornati di nascosto a Shaab, passando per gli uliveti e i sentieri impervi del monte Arid.
Gli ulivi erano carichi: Uomini, donne e bambini siamo entrati a raccogliere le olive, a rubare nelle nostre proprietà! Nelle nostre terre! Un collaborazionista, arrivato in paese con la sua famiglia e le truppe dell’esercito, ci ha scoperto. Ci hanno raggiunto a Marj al-Ghuzlan, il “Prato delle Gazzelle”, e hanno cominciato a pestarci:
- Signore, la prego….
Non ho detto altro.Avevo sei anni. Appena ho alzato le mani, un bastone ha martellato la mia schiena. Sentivo dolore dappertutto. Dopo ci hanno portato sull’aia, piena di orci colmi di olio, e spinto nel pollaio, dove siamo stati torturati a lungo, prima di farci uscire. Eravamo in quindici, quindici bambini.
Hanno circondato il villaggio e ci hanno ordinato di abbandonarlo. Ce ne siamo andati, con le poche cose che eravamo riusciti a caricare sul dorso degli asini. Avevamo appena raggiunto la vetta della montagna, quando hanno aperto il fuoco. La gente si è nascosta tra glòi alberi. Con noi marciavano anche mio cugino e il figlio dei nostri vicini. Mio padre gli ha raccomandato di fermarsi, ma i due ragazzi hanno proseguito. L’esercito li ha catturati all’ingresso del paese.
Mamma mia! Cosa no hanno fatto, senza alcuna pietà, a questi giovani nel fiore degli anni! La strada era piena di rovi, li hanno denudati, gettati a terra, obbligati a strisciare a pancia in giù, poi li hanno uccisi. Quando mi hanno sentito urlare <<Li hanno ammazzati! Li hanno ammazzati!>>, ci sono venuti addosso dall’altra parte, ci hanno legati, messi al muro e riempiti di botte. Con le mani in alto, piangevamo e gridavamo:
- La prego, mister, la prego!
Abbiamo visto la morte con i nostri occhi. Vedevamo in ciascuno di loro quaranta uomini. E noi, cosa eravamo, noi?! Bambini di sei anni!
Gli anziani si erano messi a terra e le ragazze si imbrattavano il viso, perché avevano paura che le violentassero. Hanno incaprettato mio padre, sono uscito e ho cercato rifugio tra un gruppo di donne, una zia mi ha coperto col suo corpo, un soldato si è avvicinato di corsa e ha chiesto:
- Dove, baby?
- No baby, mister.
Continuavano a seguirci, quando al tramonto siamo arrivati a Majd al-Kurum.
PALESTINA: NON TUTTI CON ABU MAZEN, I GIOVANI PROTESTANO
Se i sondaggi indicano un forte consenso nei Territori occupati all’iniziativa all’Onu del presidente dell’Anp, allo stesso tempo non mancano le critiche. Il “Movimento giovanile palestinese” stronca la richiesta di adesione della Palestina all’Onu. Nena News pubblica il loro comunicato

COMUNICATO
Noi, del Movimento Giovanile Palestinese (PYM), ci opponiamo alla proposta di riconoscimento dello stato palestinese con i confini del 1967, che verrà presentata alla Nazioni Unite questo settembre da parte della leadership palestinese. Noi crediamo ed affermiamo che la dichiarazione di uno ‘Stato di Palestina’ sia solo il completamento del processo di normalizzazione che ha avuto inizio con gli erronei accordi di Oslo. Questa iniziativa non riconosce né affronta la questione che il nostro popolo continua a vivere in un regime coloniale basato sulla pulizia etnica della nostra terra e sulla subordinazione e lo sfruttamento del nostro popolo.
Questa dichiarazione serve come meccanismo per salvaguardare il quadro difettoso del processo di pace e per depoliticizzare la lotta per la Palestina attraverso la rimozione della lotta dal suo contesto storico coloniale. I tentativi di imporre una pace falsa con la normalizzazione del regime coloniale ci hanno solo portato a rinunciare a quantità sempre più grandi della nostra terra, ai diritti del nostro popolo e alle nostre aspirazioni, delegittimando ed emarginando la lotta del nostro popolo, rendendo sempre più intensa la frammentazione e la divisione tra la nostra gente.
Questa dichiarazione compromette i diritti e le aspirazioni di oltre due terzi dei palestinesi che vivono come rifugiati in esilio in altri paesi, palestinesi che, dalla Nakba (la catastrofe) del 1948 aspettano di tornare nelle loro case dalle quali sono state sfollati.
In questo modo si compromette anche la posizione dei palestinesi che risiedono nei territori occupati nel 1948, che continuano a resistere dall’interno quotidianamente contro la pulizia etnica e le pratiche razziste del regime coloniale. Inoltre, questa dichiarazione incentiva e spinge i palestinesi e i partner arabi ad agire come i guardiani dell’occupazione e della colonizzazione nella regione, all’interno di un quadro neo-coloniale.
Le fondamenta di questo processo servono solo ad assicurare la continuazione dei negoziati, la normalizzazione economica e sociale e la cooperazione per la sicurezza. La dichiarazione dello Stato cristallizzerà confini falsificati su un frammento della storica Palestina e continuerà a non affrontare le questioni fondamentali: Gerusalemme, le colonie, i rifugiati, i prigionieri politici, l’occupazione, le frontiere e il controllo delle risorse. Crediamo che una tale dichiarazione non possa né garantire né promuovere la giustizia e la libertà dei palestinesi, il che significa di per sé che non ci sarà nessuna pace duratura nella regione.
Inoltre, l’iniziativa della dichiarazione dello stato palestinese viene presentata alle Nazioni Unite da una leadership palestinese che è illegittima e che non è stata eletta con metodi democratici da tutto il suo popolo e che pertanto non rappresenta la popolazione palestinese nella sua totalità. Questa proposta è un fabbricazione politica progettata dalla leadership palestinese per nascondersi dietro l’incapacità di rappresentare i bisogni e i desideri della propria popolazione. Affermando di soddisfare la volontà palestinese di autodeterminazione, questa leadership sta abusando e sfruttando la resistenza e i sacrifici del popolo palestinese, in particolare dei nostri fratelli e delle nostre sorelle di Gaza, e addirittura dirottando il lavoro dei movimenti di solidarietà internazionale, come il BDS( Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e le iniziative della flottiglia. Questa proposta serve solo a sperperare tutti gli sforzi fatti per isolare il regime coloniale e renderlo responsabile.
Indipendentemente dal fatto che la proposta per il riconoscimento statale venga accettata o meno, chiediamo ai palestinesi all’interno del nostro paese sotto occupazione e ai palestinesi della diaspora di continuare ad essere devoti ed impegnati alla nostra lotta e a difenderla, traendo ispirazione dai loro diritti e dalle loro responsabilità.
Facciamo appello ai popoli liberi del mondo e agli alleati del popolo palestinese, a mostrare una reale solidarietà con i palestinesi in una lotta anti-coloniale, non schierandosi a favore o contro la dichiarazione di uno stato palestinese, ma piuttosto continuando a considerare Israele responsabile e pertanto boicottandola dal punto di vista economico, accademico e culturale.
Fino a quando ritorneremo e saremo liberi
Consiglio Centrale Internazionale
Movimento dei Giovani Palestinesi
COMUNICATO
Noi, del Movimento Giovanile Palestinese (PYM), ci opponiamo alla proposta di riconoscimento dello stato palestinese con i confini del 1967, che verrà presentata alla Nazioni Unite questo settembre da parte della leadership palestinese. Noi crediamo ed affermiamo che la dichiarazione di uno ‘Stato di Palestina’ sia solo il completamento del processo di normalizzazione che ha avuto inizio con gli erronei accordi di Oslo. Questa iniziativa non riconosce né affronta la questione che il nostro popolo continua a vivere in un regime coloniale basato sulla pulizia etnica della nostra terra e sulla subordinazione e lo sfruttamento del nostro popolo.
Questa dichiarazione serve come meccanismo per salvaguardare il quadro difettoso del processo di pace e per depoliticizzare la lotta per la Palestina attraverso la rimozione della lotta dal suo contesto storico coloniale. I tentativi di imporre una pace falsa con la normalizzazione del regime coloniale ci hanno solo portato a rinunciare a quantità sempre più grandi della nostra terra, ai diritti del nostro popolo e alle nostre aspirazioni, delegittimando ed emarginando la lotta del nostro popolo, rendendo sempre più intensa la frammentazione e la divisione tra la nostra gente.
Questa dichiarazione compromette i diritti e le aspirazioni di oltre due terzi dei palestinesi che vivono come rifugiati in esilio in altri paesi, palestinesi che, dalla Nakba (la catastrofe) del 1948 aspettano di tornare nelle loro case dalle quali sono state sfollati.
In questo modo si compromette anche la posizione dei palestinesi che risiedono nei territori occupati nel 1948, che continuano a resistere dall’interno quotidianamente contro la pulizia etnica e le pratiche razziste del regime coloniale. Inoltre, questa dichiarazione incentiva e spinge i palestinesi e i partner arabi ad agire come i guardiani dell’occupazione e della colonizzazione nella regione, all’interno di un quadro neo-coloniale.
Le fondamenta di questo processo servono solo ad assicurare la continuazione dei negoziati, la normalizzazione economica e sociale e la cooperazione per la sicurezza. La dichiarazione dello Stato cristallizzerà confini falsificati su un frammento della storica Palestina e continuerà a non affrontare le questioni fondamentali: Gerusalemme, le colonie, i rifugiati, i prigionieri politici, l’occupazione, le frontiere e il controllo delle risorse. Crediamo che una tale dichiarazione non possa né garantire né promuovere la giustizia e la libertà dei palestinesi, il che significa di per sé che non ci sarà nessuna pace duratura nella regione.
Inoltre, l’iniziativa della dichiarazione dello stato palestinese viene presentata alle Nazioni Unite da una leadership palestinese che è illegittima e che non è stata eletta con metodi democratici da tutto il suo popolo e che pertanto non rappresenta la popolazione palestinese nella sua totalità. Questa proposta è un fabbricazione politica progettata dalla leadership palestinese per nascondersi dietro l’incapacità di rappresentare i bisogni e i desideri della propria popolazione. Affermando di soddisfare la volontà palestinese di autodeterminazione, questa leadership sta abusando e sfruttando la resistenza e i sacrifici del popolo palestinese, in particolare dei nostri fratelli e delle nostre sorelle di Gaza, e addirittura dirottando il lavoro dei movimenti di solidarietà internazionale, come il BDS( Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e le iniziative della flottiglia. Questa proposta serve solo a sperperare tutti gli sforzi fatti per isolare il regime coloniale e renderlo responsabile.
Indipendentemente dal fatto che la proposta per il riconoscimento statale venga accettata o meno, chiediamo ai palestinesi all’interno del nostro paese sotto occupazione e ai palestinesi della diaspora di continuare ad essere devoti ed impegnati alla nostra lotta e a difenderla, traendo ispirazione dai loro diritti e dalle loro responsabilità.
Facciamo appello ai popoli liberi del mondo e agli alleati del popolo palestinese, a mostrare una reale solidarietà con i palestinesi in una lotta anti-coloniale, non schierandosi a favore o contro la dichiarazione di uno stato palestinese, ma piuttosto continuando a considerare Israele responsabile e pertanto boicottandola dal punto di vista economico, accademico e culturale.
Fino a quando ritorneremo e saremo liberi
Consiglio Centrale Internazionale
Movimento dei Giovani Palestinesi
mercoledì 21 settembre 2011
[BSALAMPEDUSA] brucia il cie, scontri e caccia all'uomo
Ovviamente si è già scatenata la caccia all'uomo: alcuni lampedusani improvvisano ronde a difesa del municipio, mentre il sindaco De Rubeis lamenta l'assenza del governo (ne Maroni ne Berlusconi hanno voluto incontrarlo). La polizia parla di "pericolo che ci scappi il morto", pericolo verosimile e che mette chiaramente in evidenza l'incapacità del governo di gestire la situazione.
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