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venerdì 26 luglio 2013

[BSA CUNEO] Saluzzo: cominciano le assemblee al campo. I problemi, le rivendicazioni dalla viva voce dei migranti

I container sono stati ufficialmente aperti. L'entrata nella casa del Grande Fratello Coldiretti è stata mercoledì 17 alle 8.30 del mattino. Alto lo schieramento di forze dell'ordine: due volanti dei carabinieri, una di polizia, una della polizia comunale, una con gli agenti della digos, senza tralasciare alcuni esponenti della Coldiretti e il Guardiano del Campo (poco più che ventenne) che controllerà l'entrata e l'uscita dal e nel campo solo per chi avrà il braccialetto giallo che distingue chi “è fuori” da chi “è dentro”. Come da routine, sono stati identificati i volontari che volevano, con tutta tranquillità, vedere e documentare l’apertura del campo. Forse questo dispiegamento di forze è dato dalla paura di disordini da parte dei ragazzi del Foro, che invece, hanno accettato con rassegnazione l’esclusione dal “campus”, vedendo confermato che il piano d’accoglienza andrà avanti per la sua strada, quella di dare un posto al coperto solo ad una parte di chi ha contratto e chi ha un datore di lavoro iscritto alla Coldiretti.

La vita al Foro continua, anche di fronte a questa divisione tra il campo dei Prescelti e chi invece né è stato escluso.

Il venerdì dalle 18 alle 20, appuntamento settimanale con la Croce Rossa che, con tanto di divisa da terreno di guerra (anfibi, camicia azzurra, pantaloni blu e basco), vengono al Foro a visitare i ragazzi che fanno richiesta di essere visitati. Dopo la richiesta, rifiutata, di avere una cassetta del pronto soccorso per il Foro, si decide di comprarne una per il presidio permanente con tutto il necessario: garze, cerotti, acqua ossigenata, paracetamolo, medicine semplici contro le scottature, ecc.

Il sabato sera c’è stato in programma, per dare un pò di svago, la proiezione del western all’italiana “lo continuavano a chiamare Trinità”, primo film della rassegna. Seguiranno film più impegnati, ma si è volute scegliere, come primi film, qualcosa di divertente che possa distogliere l’attenzione verso l’odierna situazione. 

La scuola di italiano viene integrata presso il presidio al Foro dai volontari della Rete* venerdì e domenica con letture e scritture in italiano, lezioni sulle parti del corpo (in funzione di conoscenze sul proprio stato in caso di dolori e malattie), sui nomi degli indumenti e altro su richiesta dei ragazzi. Inoltre al presidio è stata istituita una libreria con i giornali (quotidiani locali e nazionali), dizionari italiano-francese e riviste per fare esercizi di italiano e informarsi su ciò che succede sia in Italia che nel paese
che (non) li ospita. Intanto anche la cosiddetta “isola ecologica” (per gli amici “discarica”, che si trova poco lontano dal Foro) ha emesso un divieto per scongiurare che chiunque (i ragazzi migranti naturalmente) vada a prelevare materassi, teli, ecc dal proprio interno, con pena per chi trasgredisce: denuncia penale. Mi viene da pensare: se il mondo è ormai ricoperto di rifiuti, perché si vuole arrestare chi riutilizza (in condizioni disperate, perché se così non fosse non lo farebbe) ciò che viene buttato in discarica? Forse perché i rifiuti sono divenuti oro e l’azienda che li smaltisce riceve per caso un compenso? Se fosse così (e sembrebbe di sì), il mondo non gira dalla parte giusta, ma ciò ormai già lo sappiamo..

Martedì è prevista una grande assemblea orizzontale nella quale sono invitati tutti i ragazzi del Foro, la prima da quando c’è stato l’aumento da 200 persone a 500.

L’assemblea è partecipata e non caotica (avremmo da imparare molto): chi vuole prendere la parola alza la mano e aspetta i proprio turno, in modo assolutamente spontaneo. L’assemblea si apre con l’intervento della Rete* Campagne in Lotta (nella quale fanno parte il Comitato Antirazzista e le Brigate di Solidarietà Attiva) che si presenta e racconta le proprie esperienze a Rosarno, a Foggia e a Nardò. Segue una lunga serie di interventi dei ragazzi del Foro, c’è chi si sfoga con la situazione italiana nella quale non si può lasciare l’Italia (per cercare lavoro all’estero) se si è in possesso di documenti italiani e con la constatazione che si è imprigionati in un paese che non li vuole. Seguono altri interessanti interventi, quali la volontà di prendere parte alle decisioni (l’assemblea va in questa direzione), altri interventi sulla presenza di fotografi e giornalisti, nel voler anche differenziare chi viene al campo, fotografa di nascosto e poi scappa via, e chi invece vuole documentare per raccontare la verità e condividere i momenti e le giornate insieme ai ragazzi. Si discute molto dei problemi della vita quotidiana: il problema accoglienza si sente molto. Acqua e elettricità sono due rivendicazioni forti, alle quali cercheremo di fare da sponda.
Si è parlato anche di un annuncio della Caritas di Saluzzo pubblicato su un giornale locale che faceva appello per la raccolta di cibo; un ragazzo ha portato la voce di molti nel esprimere il proprio dissenso verso il fatto che fossero categorizzati come poveri che hanno bisogno di viveri. La verità che i ragazzi vogliono sottolineare è che loro sono venuti per cercare lavoro e non per cercare da mangiare (e essere forme parassitarie), le due cose sono strettamente collegate ma la mancanza di lavoro è la causa della mancanza di cibo. C'è uno scatto, una volontà ferrea di dignità: la volontà di essere trattati non da indigenti, di dipendere dall'aiuto (ipocrita) altrui, ma di potersi costruire una vita autonoma. E ciò passa dall'ottenere o meno un lavoro. Qualcuno si è lamentato non solo dell'assenza di lavoro, ma anche del problema del lavoro grigio: anche questo sarà un punto che ci vedrà direttamente impegnati nella costruzione intanto di un inchiesta in loco e poi nella costruzione di un tentativo di denuncia. 

L’assemblea è stata molto costruttiva e vuole essere un mezzo, prima per dare sfogo e discutere i problemi e la situazione a Saluzzo, dopo per proporre e discutere insieme a tutti per trovare una soluzione di lavoro, abitativa e di dignità umana.

Questa forma assembleare avrà cadenza settimanale e metterà le basi per autorganizzarsi e riprendere in mano la propria vita, nel saper difendere i propri diritti umani e lavorativi, e nel confrontarsi con i propri fratelli nel discutere per costruire delle alternative all’assistenzialismo cattolico e istituzionale, che non risolve il problema ma tende a mantenere una situazione di passività e ignoranza per poter meglio mettere mano allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Brigata di solidarietà attiva Cuneo

giovedì 18 luglio 2013

[CAMPAGNE IN LOTTA] Saluzzo Info: nascondendo la polvere sotto il tappeto ( o dietro una rete)

Saluzzo (CN) – Il primo di luglio il divieto di bivacco è scaduto (assieme all’ordinanza di sgombero, applicata solo al foro Boario). Le persone rimangono dove hanno stretto relazioni umane e di sostegno reciproco con i propri connazionali e con chi si trova nella loro stessa situazione: il campo è risorto da zero in poco tempo (anche perchè dove altro andare?). Nulla è cambiato quindi, dopo il “finto” sgombero, tranne il numero dei lavoratori accampati, salito oggi a più di 500: si sta creando un vero e proprio piccolo villaggio in cui vige una legge informale di accordo.

Il secondo venerdì di luglio si è deciso di allestire un presidio permanente al foro Boario di Saluzzo, collaborazione tra le realtà della rete Campagne in Lotta (tra cui il Comitato antirazzista Saluzzese e le Brigate di Solidarietà Attiva). La presenza permanente consiste in due gazebo per allestire un centro di aggregazione con due tavoli, una tenda, una ciclofficina che mette a disposizione  materiali e utensili per riparare le biciclette (unici mezzi di trasporto per i ragazzi per spostarsi nelle campagne), un biliardino, un generatore di corrente per caricare le batterie dei cellulari e per mettere un po’ di musica da una vecchia radio. Inoltre, a breve, all’interno del presidio si ospiterà un banchetto informativo sull’assistenza sanitaria, sulla scuola di italiano (che è iniziata da una settimana nei locali vicino al circolo ‘Ratatoj’ e ha cadenza settimanale, il mercoledì alle 19) e altre attività future, soprattutto sul fronte informativo rispetto al lavoro stagionale.
La reazione del Comune non si è fatta attendere. La mattina di sabato 13, in concomitanza col mercato agricolo, polizia municipale, digos e carabinieri hanno fotografato il presidio e segnato i nomi dei “bianchi” che erano presenti al foro.  E’ stato chiesto di togliere le tende che non sono dei migranti, minacciandoci di denuncia per occupazione di suolo pubblico. Alle nostre rimostranze hanno risposto spiegando che i migranti sono “tollerati” in quanto è stata riconosciuta per Saluzzo l’emergenza umanitaria, che ha comportato una certa forma di tutela dei lavoratori.
Il problema è che di questa emergenza, se mai si possa ritenere emergenza un fenomeno che si ripete ogni anno, non c’è traccia in nessun documento ufficiale e il Governo non ha dichiarato nessuno stato eccezionale a Saluzzo, neppure dopo l’interrogazione parlamentare presentata proprio a questo scopo.
Così la domanda che viene spontanea, preso atto del fatto che non sgomberano i migranti perchè non sanno cosa fare nè dove mandarli, è: perchè non vogliono bianchi a vivere insieme ai migranti al Foro?
Non è che forse il Comune, che non sa come fare ma ha avuto la superbia di rigettare già una volta la collaborazione delle associazioni di volontariato, non vuole nessuna intromissione nella gestione di questa storia? Non dovrebbe infatti essere ben vista la presenza di alcune realtà che si occupano di formazione, informazione e tutela dei diritti di queste persone?

Ci auguriamo che il fine del Comune non sia isolare i ragazzi al Foro, lasciarli lì per l’intera stagione, ospitando nel campo container solo chi lavora, abbandonando i disoccupati nella speranza che se ne vadano da soli. 

 

Ad oggi ci si ritrova con 506 persone presenti al foro, che non avranno accesso al “progetto accoglienza” nei container della Coldiretti (pagati con soldi della Cassa di Risparmio di Cuneo – 30mila euro). Questi ospiteranno le persone che hanno lavorato gli anni scorsi e hanno mantenuto un rapporto con il datore di lavoro, che ha promesso loro un contratto per quest’anno dicendogli di venire solo quando inizierà la stagione. I posti nei container sono 120, dislocati in Saluzzo e nei paesi limitrofi.
Quindi ci si trova di fronte al fatto che più di 500 persone sono al foro e ben pochi (si pensa massimo 20 persone) avranno diritto di entrare nel progetto (questi sanno già che lavoreranno e che avranno un tetto), gli altri rimarranno al foro e vedranno entrare nei container persone arrivate apposta.
All’ “inaugurazione” dei container sono stati chiamati tutti gli alti piani dell’amministrazione che, davanti alle televisioni locali e una rete nazionale hanno raccontato di aver risolto il problema dell’accoglienza. Di fronte alle domande: “per i ragazzi del foro che sono esclusi dal “piano”? chi troverà lavoro più tardi e chi non lo troverà? Avete pensato che il problema vada oltre la sola questione del lavoro e le persone siano prima di tutto esseri umani?” la risposta è stata che le istituzioni (con Coldiretti ed altri) hanno fatto ciò che potevano, magari si riuscirà a trovare altro, ma “quello che potevamo fare, l’abbiamo fatto”. Queste risposte sterili sono state accompagnate da erronei dati di occupazione e stima dei contratti, anche rispetto all’anno scorso, e inoltre le persone che hanno posto domande legittime sono state timbrate come “area renitente”. La situazione quindi non è cambiata in meglio, anzi le persone saranno ancora di più e non appena inizierà la stagione (ormai un mese e mezzo in ritardo), ci saranno più persone senza lavoro e senza un tetto che quelle che riusciranno ad ottenerli. Il corto circuito tra i numeri previsti e quelli reali è presto esploso e a poco serviranno le giustificazioni del Comune per migliorare la situazione reale.

Quando ai container potranno accedere le persone con contratto (dalle 8.30 di mercoledì 17 luglio), ci si troverà di fronte a due campi al foro boario: il primo di fianco al mercato del bestiame con dieci container da 6 letti ciascuno, stendini, tavoli, una cucina comune e due bagni. A cinquanta metri il foro boario con 8 volte le persone, con una fontana a 400 metri, con due bagni a 200 metri e due docce  (si passa di fronte alla scritta di una ditta che si chiama “Saluzoo”…) . 

Dall’ANSA http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/piemonte/2013/07/15/Saluzzo-campus-lavoratori-stagionali_9023098.html

Il campo è recintato e chiuso. Sarà chiuso di giorno, aprirà a fine giornata lavorativa e ci sarà qualcuno che avrà il compito di controllare che entri solo chi avrà il famigerato braccialetto o pass per potervi entrare. Poi il campo chiuderà durante la notte per riaprire la mattina entro l’inizio della giornata lavorativa. Inoltre il “Campo della Coldiretti” è interamente recintato per non renderlo accessibile ai ragazzi del foro, perché non si vuole che questi vengano a dormire né incontrare negli orari di apertura i loro connazionali al suo interno.
Per noi questa esperienza non è una novità:  già a Rosarno abbiamo affrontato il problema di un’accoglienza che assomiglia sempre di più alla detenzione carceraria.

Quindi chi avrà l’accesso al Campo sarà più libero e più tutelato? Non sembrerebbe. Sicuramente avrà un tetto, ma paradossalmente anche in galera si ha un tetto, cibo e acqua, ma a differenza che in prigione non si pagano 1,50 euro al giorno come al campo. Quindi ci viene da pensare: il lavoro rende liberi? Se avere un posto al chiuso vuol dire vedere le proprie libertà limitate in questo modo, allora c’è qualcosa che non va. Umanamente non va. Trovare un lavoro non deve diventare un costringere le persone a limitare la propria vita e le proprie libertà. Tutto questo in un contesto di endemico di lavoro grigio (i contratti si fanno, ma quasi mai si segnano tutte le giornate di lavoro), di applicazione di un contratto agricolo provinciale che prevede salari davvero bassi e in totale assenza di validi indici di congruità (ovvero un indice che faccia la proporzione tra l’estensione del terreno e la giusta quantità di lavoratori necessari).

Per giunta, anche la natura ha fatto i suoi scherzi: sabato notte verso le 4.30 c’è stato un forte temporale con vento e pioggia che ha danneggiato le tende e allagato il campo. I ragazzi hanno mantenuto la calma e hanno aggiustato le tende, le abitazioni costruite con legno e teloni e tirato fuori le bici e i bancali dai canali intasati per consentire che si svuotassero. Nessuno è passato la mattina dopo il temporale, che in città ha buttato giù svariati alberi, per chiedere e vedere se i ragazzi stessero bene, né la Croce Rossa, né le forze dell’ordine, né le stesse istituzioni che hanno creato questo spazio in cui il diritto dei lavoratori è sospeso, in cui la legge vigente è solo quella repressiva, in cui l’uomo non è considerato un essere umano, ma solo una macchina che produce lavoro.

Ciò che ognuno di noi può fare non sarà trovare una casa e un lavoro per chi è accampato al Foro, non è il nostro compito sostituirsi allo Stato, ma stare al loro fianco: vogliamo provare a costruire insieme momenti di discussione orizzontale, parlare della vita quotidiana al campo, portare avanti la scuola d’italiano e gli sportelli sanitario e sindacale, vogliamo parlare di lavoro, di sfruttamento, costruire insieme una visione critica della produzione agricola italiana e non solo, vogliamo parlare dell’esperienza di Rosarno, mettere i migranti di Saluzzo in contatto e relazione con quelli di Foggia (visto che in contemporanea altri militanti della Rete Camapagne in Lotta sarannò a San Severo e dintorni), organizzare un fronte di rivendicazione perchè la vita nel campo container non assomigli a quella di un carcere per lavoratori.

Ribadiamo la necessità di avere altri volontari, altri militanti consapevoli, che abbiano voglia di aiutarci, di venire a toccare con mano la situazione, di vivere un’esperienza di militanza concreta.

giovedì 13 giugno 2013

[BSA CUNEO] sgomberati i migranti a Saluzzo!

Martedì 11 il comune di Saluzzo decide di effettuare lo sgombero. Ma siccome la prefettura di Cuneo si è espressa contraria, per evidenti problemi di ordine pubblico conseguenti a questa scellerata decisione, lo sgombero verrà effettuato dagli operai del comune, scortati dalla polizia municipale, scortata a sua volta da polizia e carabinieri. Una bella catena dove ognuno scorta l'altro. Quindi sgombero alle 8-8.30. 
Dopo un cappuccino al bar, camion, macchine e furgoni con lo stemma del comune si mettono in marcia per il foro boario. La strada viene bloccata dalle volanti messe per traverso e non viene fatto passar nessuno, tranne i giornalisti, naturalmente tutti vengono identificati. La situazione è relativamente tranquilla. I ragazzi li stavano aspettando. Ci si chiede soltanto il perché il comune ha aspettato una settimana per effettuare lo sgombero che tanto ha minacciato. Si era pure arrivati a pensare che stessero cercando e avessero trovato un'alternativa per i     
ragazzi. Speranza vana. - Si sgombera e basta. Non si bivacca a Saluzzo - dice il sindaco.
I ragazzi si siedono sul marciapiede e mirano lo scempio che distrugge tutto ciò che hanno costruito, tutto il loro lavoro frutto dell'autoorganizzazione tra di loro.
C'è chi guarda con la testa fra le mani, chi filma la scena, chi si incazza ma rimane zitto e seduto (si capisce dallo sguardo), chi è decisamente affranto, chi gioca a dama e chi dorme all'ombra. La disperazione ha parecchie facce e non bisogna strepitare per manifestarla.
Una volta finito il lavoro, pagato da tutti noi con le tasse (compresi i migranti che pagano i contributi che non rivedranno mai), gli operai e la municipale se ne vanno con tutta la roba sequestrata ai ragazzi e ci si trova davanti ad uno spettacolo desertico. Non ci sono più le tende né i teloni, non ci sono né i cartoni né i materassi, rimangono gli zaini, le scarpe (tante scarpe) e sacchetti. Nulla di più. Un immagine tra una piccola discarica e la stanza delle scarpe ad Auschwitz, con un sacco di scarpe accumulate e spaiate.
Alcuni ragazzi cercano la propria roba o qualcosa che può ancora servire. Altri pregano verso lo scempio (quella è la direzione della Mecca) è solo che prima pregavano davanti alle tende, ora davanti a ciò che ne rimane.
Intanto arrivano i giornalisti, da repubblica a la stampa, dal corriere di saluzzo al fatto. Chi spicca di "carisma" è meo ponte che esordisce con "dove sono gli antagonisti?" "ma questo non è uno sgombero". No comment.
Però su una cosa ha ragione: questo non è stato uno sgombero. E' stato distrutto ciò che serviva ai ragazzi per dormire, ma i ragazzi non sono stati allontanati. Della serie "mò che non c'hai più un cazzo, voglio vedere come ci dormi". Per intimarli ad andare via. Andare via dove? ma non sono proprio loro che lavorano i vostri campi? che si spaccano la schiena sotto il sole e pigliano 3 euro all'ora se va bene?
Ciò che è cambiato da prima dello "sgombero" è che le tende non ci sono. 
Ma i ragazzi non sanno dove andare, quindi penso rimarranno lì. Chi sa se usciranno idee su un posto alternativo, con strutture adeguate, con un pizzico di dignità in più. Forse qualcuno con un pò più di sale in zucca c'è. Ci si sta muovendo e vedremo se, chi fa della rappresentanza la sua bandiera, saprà tornare sui suoi passi e rappresentare anche chi è straniero (ma paga le tasse) in un paese straniero per il migrante ma anche per gli italiani che dell'italia non sanno cosa farne..

altri approfondimenti:


mercoledì 10 aprile 2013

[BSA CUNEO]Ven 12 Aprile: Serata di Presentazione di BSA e del CAS , teatro con La Spremuta Monologo di e con Beppe Casales , Musica con Davide Vietto












  • Serata di Presentazione di BSA e del CAS , teatro con La Spremuta Monologo di e con Beppe Casales , Musica 
  • con Davide Vietto 

    Le BSA (Brigate Di Solidarietà Attiva) sono un'associazione di volontariato fondamentalmente basata sulla rottura degli schemi capitalisti e militaristi. Federazione apartitica e politica, nata nel 2009 dopo terremoto in Abruzzo, ha coinvolto moltissimi volontari da tutta Italia e di ogni età, creando un gruppo eterogeneo e dinamico di persone che non si sentono appartenenti a specifici ambienti politici, ma che condividono i principi dell' autorganizzazione dal basso e verso il basso. Le BSA di Cuneo nascono dopo l'esperienza del terremoto in Emilia. L'ultima battaglia la si sta combattendo a fianco dei braccianti di Rosarno, contro il caporalato e lo sfruttamento, tramite una rete di collaborazioni con altre associazioni presenti da più tempo sul territorio. Per qualunque informazione, sulle BSA Nazionali, http://brigatesolidarietaattiva.blogspot.it/ , sulle BSA di Cuneohttps://www.facebook.com/BSACuneo/info .

    CAS (COMITATO ANTIRAZZISTA SALUZZESE)
    Il CAS è una aggregazione aperta e informale, luogo di incontro tra persone di diversa provenienza culturale e politica, che si propone di intervenure sul territorio per sensibilizzare sulle tematiche legate alle migrazioni e agire a fianco dei migranti per rivendicare dignità e diritti. Nasce nel 2010 con un piccolo progetto di accoglienza a favore dei braccianti africani senzatetto giunti a Saluzzo per la raccolta della frutta.
    Nel 2011 partecipa attivamente all’autogestione dell’ex magazzino della stazione ferroviaria di Saluzzo occupato da circa 70 braccianti. Da quell’esperienza nasce il libro “Di qua non sono libero” con le testimonianze di vita raccolte sul campo.Nel 2012 ancora a fianco dei braccianti presso la tendopoli del Foro Boario che ospita quasi 200 africani; significativa l’esperienza del camper autogestito che da maggio a novembre fornisce informazioni di carattere sanitario, legale e sindacale e diventa crocevia di relazioni e complicità.
    Nell’inverno 2012 il comitato produce il film “Invisibili” di Andrea Fenoglio, nuovo contributo per una riflessione sulle problematiche legate alle condizioni di vita e allo sfruttamenbto dei migranti al tempo della crisi.
    LA SPREMUTA di e con Beppe Casales

    Il 7 gennaio 2010 i migranti che lavorano a Rosarno si ribellano. Gli africani dopo anni di violenze e sfruttamento reagiscono, fanno ciò che gli italiani non fanno da anni: alzano la testa. In due giorni si consuma tutto: scontri con la polizia, la caccia al nero, e infine lo sgombero. I media nazionali sottolineano che la mafia non c'entra. Ma dire che la mafia non c'entra in Calabria è una bugia. La mafia c'entra eccome, non solo in Calabria.
    Nei fatti di Rosarno si concentrano tre nodi fondamentali che stringono al collo l'Italia, e che prima o poi bisognerà avere il coraggio di sciogliere: il rapporto coi migranti, la mafia e il concetto di lavoro.
    L'Italia è spremuta da mani violente, da molte mani. Il coraggio di chi non vuole più girare la testa, di chi pensa che vivere esiga più dignità deve essere imitato, non temuto.

    Lo spettacolo è patrocinato da Libera e rete RADICI/Rosarno
    e fa parte di TEATROCIVILENETWORK un progetto di AVVISO PUBBLICO
    Lo spettacolo è stato selezionato per la "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie" 2012 e 2013.
    Lo spettacolo è stato selezionato per il Torino Fringe Festival 2013.

    Davide ViettoCantautore torinese e polistrumentista autodidatta presente nella scena musicale da 2005. I testi delle canzoni trattano tematiche sociali sulla scia dei primi cantautori italiani. Appartenente alla NUOVA SCUOLA CANTAUTORIALE TORINESE e di conseguenza al collettivo MINORANZA D'AUTORE.

martedì 12 febbraio 2013

Solidarietà ai militanti livornesi: con voi complici e solidali

Come prevedibile il pugno duro dello Stato in crisi s'è fatto sentire a Livorno: stamani 14 militanti dell'Ex Caserma Occupata sono stati buttati giù dal letto alle 6 di mattina, svegliati da Digos e Polizia impegnate in perquisizioni e notifiche di denunce ed obblighi di firma.
36 indagati, 8 obblighi di firma convalidati, nonostante le richieste iniziali fossero di 14 custodie cautelari per «inusitata gravità e premeditazione” di cui 6 arresti domiciliari, tutte respinte dal Gip.

Tutto questo arriva dopo la coraggiosa risposta dei compagni al delirio poliziesco dei giorni che vanno dal 30 Novembre al 2 Dicembre: due giorni di cariche immotivate, prima contro studenti, precari e lavoratori che volevano solo esporre uno striscione durante un comizio di Bersani, poi il giorno dopo, a freddo, in pieno centro a Livorno, dove si era radunata una folla in solidarietà ai manifestanti pestati il giorno prima. Infine la rabbiosa risposta con l'”assalto alla Prefettura”.

Non occorre spiegare nel dettaglio queste tre giornate, né il delirio repressivo, né la totale incapacità delle FF.OO di gestire i propri nervi: ci limitiamo per questo a riportare l'esaustivo dossier redatto dai militanti dell'Ex Caserma rintracciabile a questo link: http://senzasoste.it/speciali/livorno-non-si-piega-dossier-su-tre-giorni-incredibili-e-videotestimonianze-sul-pestaggio-di-piazza-cavour

Occorre però prendere una netta posizione politica sull'ennesimo atto repressivo contro chi, vittima della crisi, osa alzare la testa. Non ci interessa la lamentazione sulle misure eccessive, sull'esagerazione delle accuse.
Ci interessa ribadire come, ancora una volta, si cerchino di cancellare le motivazioni politiche che animano le realtà nascondendole dietro una cortina di fumo che riduce tutto a mera delinquenza comune.
Ci interessa ribadire come, per l'ennesima volta, si sia provato ad affibbiare ai compagni il reato di “devastazione e saccheggio” il cui suono sa di periodo di guerra è tale è, visto che discende dal fascistissimo Codice Rocco del 1930 e che ormai sta diventando, insieme all'accusa di associazione a delinquere, la scusa con cui lo stato, malato di ordine e incapace di tollerare il conflitto sociale che la crisi sta facendo esplodere, tenta di stroncare sul nascere ogni risposta delle classi più deboli all'impoverimento progressivo.
Ci interessa ancora ribadire che la “vera violenza” è quella di un gruppo di celerini che aggrediscono in pieno centro a Livorno i manifestanti a manifestazione già conclusa, accanendosi in 4 o 5 su un minorenne, che “vera violenza” è tutto quello che ci fanno patire ogni giorno tra licenziamenti, precarietà, sfratti, cariche.
Ci interessa ribadire che il Pd, nonostante il suo nome, non riesce a tollerare la campagna di denuncia che i militanti dell'Ex Caserma ormai da tempo conducono contro di lui e non si perita a invocare i picchiatori in divisa blu, anche quando si chiede solo di mostrare uno striscione.

Dopo le condanne per i fatti di Genova 2001, contro i No Tav, per il 15 Ottobre 2011, per il 14 Dicembre 2010 a cui hanno fatto seguito assordanti assoluzioni per poliziotti e carabinieri responsabili di pestaggi immotivati e torture non possiamo non concludere che lo stato ha alzato il tiro della repressione e potenziato la protezione verso i propri picchiatori.

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI LIVORNESI
CONTRO LA REPRESSIONE, ESTENDERE LA SOLIDARIETA', RILANCIARE LA LOTTA


Brigata di solidarietà attiva Toscana
Brigata di solidarietà attiva Pavia
Brigata di solidarietà attiva Tuscia
Brigata di solidarietà attiva Cuneo

Brigata di solidarietà attiva Perugia

Brigata di solidarietà attiva Milano

Brigata di solidarietà attiva Castelli Romani
Brigata di solidarietà attiva Abruzzo
Brigata di solidarietà attiva Imola
Federazione nazionale Brigate di solidarietà Attiva

lunedì 5 novembre 2012

[BSA CUNEO] solidarietà ai compagni e alle compagne di Via Verdi 15


Verso le 10.30 di martedì 30 ottobre digos e polizia in assetto antisommossa hanno fatto irruzione all'interno della residenza universitaria EDISU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario
del Piemonte) di via Verdi 15 a Torino, occupata dal 12 gennaio scorso. L'occupazione era stata messa in atto come risposta al mancato stanziamento, da parte della Regione Piemonte guidata da Roberto Cota, dei fondi
necessari a garantire la copertura del 100% delle richieste di borse di studio agli aventi diritto. Erano stati tolti ad oltre 8000 studenti (circa il 70% degli aventi diritto)
sia i contributi economici, sia l'ospitalità nelle residenze (sostituendoli con la formula indefinita dei “prestiti d'onore”, concessi dalle banche agli studenti e da restituire al termine del percorso di studio). Lo sgombero improvviso è iniziato con la divisione tra
italiani e e stranieri (questi ultimi messi con la faccia al muro in cortile). Dietro l'angolo in via Rossini, iniziano a radunarsi una trentina di persone che vengono respinte con una prima carica. Si forma quindi un presidio spontaneo che raggiunge le 700 persone durante tutto l'arco della mattinata. Il corteo anima le vie principali di Torino, dopo il blocco di via Po, si sposta in Piazza Castello sotto il palazzo della Regione, dove avvengono altre cariche decisamente più violente. Si contano un'ottantina di poliziotti in tenuta antisommossa. Qui un video:
http://www.youreporter.it/video_ESCLUSIVO_TORINO_duri_ scontri_tra_polizia_e_studenti_2 Diverse le persone ferite per la violenza da parte della polizia. Le cariche continuano anche davanti al Comune, al Palazzo di Città. Dopo l'azione di esproprio alla mensa Edisu per riappropriarsi di ciò che è nostro diritto, il corteo continua durante tutto l'arco della giornata e alle 18 viene indetta un'assemblea a Palazzo Nuovo. Alle ore 20 gli studenti si spostano a Porta Nuova con il blocco dei binari per terminare la giornata con l'occupazione del polo universitario in via Sant'Ottavio.
Via Verdi 15 occupata è un fulcro importante di aggregazione politica e sociale, questo sgombero improvviso ha portato gli occupanti ad una emergenza abitativa non indifferente. Regione, Comune e Questura si ritrovano ancora una volta complici e uniti in campo di speculazioni e sgomberi. Con questo
sgombero improvviso, violento e razzista, viene nuovamente notificato un uso politico degli organi di polizia.


SOLIDARIETA' AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE DI VIA VERDI 15!
CONTRO LA REPRESSIONE, PER RIPRENDERCI CIO' CHE CI SPETTA!