decine di arresti in tutta Italia. Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata,Biella, Bergamo, Parma e Modena oltre alla Val di Susa. Le forze del dis-ordine ancora una volta si schierano in difesa della speculazione e della cementificazione, scatenando la repressione contro il movimento No Tav. Tutto questo avviene dopo gli arresti nei confronti degli antifascisti modenesi, dopo le manganellate ai pescatori di due giorni fa e dopo quelle ai movimenti antisfratto e per il diritto alla casa a Roma. Le contraddizioni del capitale esplodono e non basteranno milioni di manganelli a fermare la voglia di riscatto del popolo.
NO ALLA REPRESSIONE, SOLIDARIETA' CON TUTTI GLI ARRESTATI E PICCHIATI DAL GOVERNO DELLE BANCHE.
Per scaricare il volantino esplicativo della campagna "INGAGGIAMI CONTRO IL LAVORO NERO - Sostieni l’agrumicultura etica della Piana di Gioia Tauro Riprendiamoci i campi per coltivare sviluppo e integrazione" e della Cassa di resistenza per i lavoratori della cooperativa Safra di Pioltello (Milano)
Due anni dopo la rivolta di Rosarno, la crisi dell’agricoltura peggiora e le condizioni dei braccianti non accennano a migliorare.
Ancora ghetti senza acqua né luce, ancora salari da fame, ancora guerra tra poveri in un territorio che soffre. Che fare?
Con la campagna SOS Rosarno ( http://www.equosud.org/ ) abbiamo cominciato un cammino diverso. Attraverso la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale, da un anno sosteniamo una produzione etica che ci consente di sperimentare un diverso rapporto tra lavoratori immigrati e piccoli proprietari contadini.
Ma non basta. La crisi economica accelera le dinamiche di abbandono dei campi e accaparramento delle terre, a tutto vantaggio di commercianti e giganti della Grande Distribuzione Organizzata che impongono ai produttori prezzi sempre più bassi. Uno scandalo che vale anche per realtà come la COOP, che pur applicando disciplinari improntati alla sostenibilità sociale e ai diritti dei lavoratori, applica prezzi alla fonte che rendono impossibile rispettare gli stessi, a meno di non essere latifondisti o grossi commercianti.
Questi potenti speculatori hanno tutto l’interesse a mettere i poveri contro i poveri, a neutralizzare così il conflitto sociale che sarebbe naturale risposta alle politiche antisociali imposte dall’alto col sostegno dei grandi gruppi. Come risposta popolare a tutto questo, sulla stessa scia di SOS Rosarno, nasce la campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero
-
riprendiamoci i campi per coltivare sviluppo e integrazione”, che avanziamo a gruppi d’acquisto, associazioni, sindacati, organizzazioni di solidarietà. Un nuovo sviluppo della campagna già avviata a Nardò, in Puglia, negli ultimi anni, da parte delle
Brigate di Solidarietà Attiva e dell’Associazione Finis Terrae, fondamentale supporto all’organizzazione dell’epocale sciopero di quest’estate.
Per offrire un’alternativa praticabile ai piccoli contadini che vogliono convertirsi al biologico e hanno bisogno di tre anni per farlo e per far capire coi fatti che la soluzione alla crisi non passa attraverso lo sfruttamento di chi è più debole ma può nascere solo dalla solidarietà e dalla cooperazione sociale.
Un progetto a favore dei braccianti immigrati, per favorire l’emersione dal lavoro nero grazie all’applicazione ai produttori di un prezzo equo che ne consente la regolarizzazione.
Un progetto di resistenza contadina, per contrastare l’accaparramento di terre che delinea un nuovo latifondo ad opera di speculatori vari, dalle multinazionali al blocco ‘ndrangheto-politico-massonico…
Un progetto per contrastare il nefasto progetto di un Rigassificatore da realizzare a ridosso del porto di Gioia Tauro. Quello che è stato pochi anni fa lo scalo più importante del Mediterraneo e che ora le speculazioni della multinazionale che lo gestisce in monopolio sottopongono ad una ristrutturazione depressivache minaccia di condurre al licenziamento migliaia di operai. Una prospettiva che diventerebbe certa, con un impianto della complessità e pericolosità come quello in progetto ad opera della holding Iride-Sorgenia, che tanto si fregia delle produzioni rinnovabili per poi andare a devastare territori come il nostro.
Una falcidia sociale dunque, cui si sommerebbe l’assorbimento dei terreni agricoli circostanti e la compromissione di qualunque sviluppo agricolo nell’area, che già ospita tre ASI (Area a Sviluppo Industriale) quasi esclusivamente piene di capannoni in disuso.
Noi vogliamo altro. Noi vogliamo che i terreni agricoli di quel territorio rimangano tali e che possano dare un lavoro in condizioni degne e
rispettose ai lavoratori che vengono qui a fare la stagione, come pure un reddito ai proprietari. Cosa impossibile se questi ultimi trovano
nell’agricoltura industriale l’unico sbocco… a quei prezzi, buoni solo per il lucro delle industrie del succo o per i vampiri della grande distribuzione, tanto vale non raccogliere gli agrumi… molto meglio vendere i campi.
PER QUESTO ABBIAMO BISOGNO DEL SOSTEGNO DI TUTTI, ASSOCIAZIONI, GRUPPI D’ACQUISTO, SINDACATI... PER ATTIVARE UN CIRCUITO ALTERNATIVO CHE CONSENTA AI CONSUMATORI DI AVERE UN BUON PRODOTTO A PREZZI POPOLARI REALIZZATO SENZA SFRUTTAMENTO ALCUNO.
CHE CONSENTA AI CONTADINI DI PENSARE CHE UN DIVERSO SVILUPPO AGRICOLO PER QUESTA TERRA E’ ANCORA POSSIBILE, CH’E’ POSSIBILE UN FUTURO.
PER DARE UNA POSSIBILITA’ DIVERSA AI BRACCIANTI IMMIGRATI: CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO DEGNE, UN RAPPORTO CON LA POPOLAZIONE LOCALE FONDATO SUL RISPETTO E LA COLLABORAZIONE.
PER QUESTO, SUL MODELLO DELLA CAMPAGNA SOS ROSARNO, VI PROPONIAMO GLI AGRUMI DELLA CAMPAGNA
"INGAGGIAMI CONTRO IL LAVORO NERO”, CHE SI RIVOLGE A PRODUTTORI CONVENZIONALI CONTROLLATI CHE VOGLIONO INTRAPRENDERE LA STRADA DEL BIOLOGICO E INTANTO
POSSONO VENDERE IL PROPRIO PRODOTTO A PREZZI PIU’ CONVENIENTI PER I GRUPPI.
PER DIFENDERE IL LAVORO, SOSTENERE I BRACCIANTI IMMIGRATI, SALVARE LA TERRA!
CONTRO IL LAVORO NERO, CONTRO LA MAFIA, PER UN’ALTRA ECONOMIA,
SOSTENIAMO L’AUTORGANIZZAZIONE DEI PRODUTTORI E DEI BRACCIANTI DELLA
PIANA DI GIOIA TAURO!
In
contemporanea a Roma, Milano, Firenze, Potenza e in Calabria si è
commemorato l’anniversario della rivolta di Rosarno del 7 gennaio
2010.
A
Roma decine di lavoratori italiani e immigrati hanno portato nella
Capitale la voce dei dannati della terra, i braccianti agricoli che
ogni giorno per pochi euro raccolgono le arance e i pomodori “made
in Italy.” Prima al Colosseo e poi a Piazza di Spagna sono stati
srotolati due striscioni che
dicevano “Rosarno, Italia
7 gennaio 2010 – 7
gennaio 2012. La Lotta Continua”e
“Come Spartaco spezziamo
le catene”. Proprio da
un’ arena come il Colosseo è partita la rivolta di Spartaco e il
suo cammino di liberazione rivive nelle lotte dei nuovi schiavi.
schiavi. A
Piazza di Spagna, tra le vie dello shopping, tra i negozi dove
lavorano in nero centinaia di persone e dove viene venduto il “made
in Italy” macchiato dalla sfruttamento, per dire che la crisi
riguarda tutti e che solo insieme, lavoratori italiani e immigrati,
hanno gli strumenti per affrontarla.
A
due anni dalla rivolta di
Rosarno, poco è cambiato:
migliaia di persone continuano ancora a lavorare per quattro soldi
sotto la costante minaccia della Bossi-Fini, del padrone e dei suoi
caporali, e di una guerra tra poveri alimentata dalla crisi. Questa
non è Rosarno, è l’Italia. Questo è il sistema agroindustriale,
voluto dalla UE e dalle organizzazioni padronali. Questo è il
capitalismo nelle campagne, la filiera tutta italiana dello
sfruttamento, che porta il Made in Italy sugli scaffali del mondo e
garantisce i profitti a Auchan,
Carrefour e Coop..
Mai
piu schiavi, spezziamo il meccanismo dello sfruttamento!
Per
i i diritti dei lavoratori, per l’agricoltura contadina, per
un’altra risposta alla crisi.
Firenze-Ponte Vecchio
Appuntantamento
a Roma il 13 GENNAIO, Piazza
Esquilino dalle ore 14:00.
Da Rosarno e da tutta Europa, con i lavoratori immigrati per il
diritto di soggiorno e contro lo sfruttamento, per la sovranità
alimentare e la difesa dell'agricoltura contadina.
Anche a Firenze si è ricordata la rivolta dei Migranti di Rosarno: alla Fortezza da Basso, in occasione dell'apertura di "PITTI UOMO", è stato srotolato uno striscione "il vostro made in Italy vive del loro sangue. 7/01/2010 rivolta dei migranti di Rosarno. vietato dimenticare! " ingaggiami contro il lavoro nero" per fermare lo sfruttamento. Bsa Toscana". In seguito lo stesso striscione è stato esposto anche a Ponte Vecchio e in Piazza del Duomo dove si sono diffusi anche volantini sulla giornata per Rosarno e sulla campagna "INGAGGIAMI CONTRO IL NAVORO NERO".
Firenze-Fortezza da Basso
A.L.A.R. – Assemblea dei
Lavoratori Africani a Roma, C.S.O.A. eXSnia – Roma, Fed. Naz.
Brigate di Solidarietà Attiva, G.A.S. Pigneto – Roma, Occupy
Roma, Osservatorio Antirazzista Pigneto-Tor Pignattara –
Roma, R@P – rete per l’autoproduzione, Stalker –
Primaveraromana
Rosarno, Italia: due anni dopo Per i diritti dei lavoratori, per un’agricoltura contadina, per un’altra economia
Rosarno, 7 gennaio 2010: dopo l’ennesimo atto di violenza subito, scoppia la rabbia dei braccianti africani impiegati nella raccolta degli agrumi. I dannati della terra si ribellano e quello che ne segue sono la caccia all’uomo, i linciaggi, la deportazione di stato. Quello che è accaduto in quei giorni nella Piana di Gioia Tauro ha scosso profondamente l'opinione pubblica e ha fatto tremare i palazzi del potere, ma soprattutto ha avviato importanti percorsi di autorganizzazione dei braccianti immigrati!
Si sono auto-organizzati a Roma, dove erano stati deportati in 200 dopo la rivolta di Rosarno, costituendosi in assemblea permanente e ottenendo dopo lunghe battaglie il permesso di soggiorno.
Si sono auto-organizzati tra le provincie di Caserta e di Napoli, dove nell'ottobre del 2010 hanno indetto lo sciopero delle rotonde, coinvolgendo in un'intera giornata di mobilitazione i braccianti stranieri di oltre 50 comuni.
Si sono auto-organizzati a Nardò, in Puglia, nell'agosto 2011, portando avanti il più lungo sciopero di soli lavoratori stranieri in Italia, incrociando le braccia, rivendicando i loro diritti e condizioni di lavoro dignitose.
Si stanno autorganizzando a Rosarno e nella piana, dove nei mesi scorsi è nata l’associazione multietnica “Africalabria – donne e uomini senza frontiere, per la fraternità”, in un percorso che coniuga i disagi del territorio, le istanze della piccola agricoltura e quelle dei braccianti immigrati.
Questi lavoratori hanno saputo coinvolgere altre realtà, associazioni di base, centri sociali, gruppi di acquisto solidale e popolare, associazioni contadine, sindacati, in diversi territori, da Roma a Bologna, dalla Piana di Gioia Tauro alle campagne del leccese. Un movimento che cresce e sta già praticando un’altra economia. Come la campagna “SOS Rosarno”, che ha unito le istanze di braccianti africani e piccoli produttori della piana strozzati dai commercianti e dalla grande distribuzione organizzata.
Oggi, 7 gennaio 2012, a due anni da quella rivolta affermiamo che poco o niente è cambiato! Queste persone continuano ancora a lavorare per quattro soldi sotto la costante minaccia del padrone, dei suoi caporali e di una crisi economica che alimenta tensioni e guerra tra poveri! Ma questa non è Rosarno. Questa è l’Italia. L’Italia dei pomodori, delle patate, delle angurie, dei kiwi… Questo è il nostro sistema agroindustriale, primo tra tutti per dimensioni nell’economia italiana. Questo è il capitalismo nelle campagne che porta il made in Italy sugli scaffali del mondo e consente i noti ricavi a Carrefur, all’ESSELUNGA, alla Coop.
Come lavoratori, immigrati ed italiani, contadini e consumatori, che lottano per una risposta alla crisi che neutralizzi la guerra tra poveri e li unisca per l’alternativa, celebriamo il secondo anniversario della rivolta di Rosarno con una mobilitazione che lungo tutta la penisola per chiedere:
- l’abolizione della Legge Bossi-Fini e una radicale revisione delle normative italiane in materia di immigrazione; - la regolarizzazione di coloro che non hanno un documento e sono presenti sul territorio nazionale; - un’accoglienza dignitosa per i lavoratori stagionali; - un sistema di collocamento pubblico in agricoltura che consenta di smantellare il caporalato; - l’instaurazione di indici di congruità che verifichino il rapporto tra prodotto e manodopera impiegata; - l’inserimento nei disciplinari di produzione (doc, dop, igp, bio…) di criteri che valutino anche il rispetto dei diritti dei lavoratori pena il decadimento. - una radicale revisione della PAC (Politica Agricola Comunitaria), che vincoli gli aiuti alla sostenibilità sociale oltre che ecologica delle produzoni, che smetta di favorire le grandi aziende e sostenga invece l’agricoltura contadina, instaurando un regime di aiuti specifico per la piccola proprietà; - un intervento sui prezzi dei prodotti agricoli che salvaguardi una corrispondenza tra quanto conferito al produttore e i margini necessari a sostenere i costi di produzione, primo tra tutti la manodopera regolarmente asunta; - politiche di sostegno all’agricoltura contadina, in particolare: opere pubbliche concernenti viabilità e servizi delle zone interne rurali; implemento delle opere irrigue pubbliche; sostegno alle filiere locali attraverso l’incentivo di cooperative e consorzi dei piccoli produttori e la creazione di piattaforme di raccolta che agevolino l’accesso autonomo ai canali di distribuzione; politiche di sostegno alla conversione produttiva che emancipi i territori dalle monoculture; l’assunzione della proposta di Genuino Clandestino per una regolamentazione dei mercati locali basata sull’autocertificazione partecipata, in deroga alle leggi europee in materia agroalimentare. - La revoca del provvedimento in manovra che prevede la svendita dei terreni pubblici e l’attuazione di una riforma agraria che agevoli l’accesso alla terra dei giovani e in generale dei piccoli agricoltori, il recupero dei terreni abbandonati, contrastando le speculazioni legate alla concentrazione e alla distrazione delle terre verso altri usi.
Riprendiamoci i campi per coltivare sviluppo e
integrazione
Due anni dopo la rivolta di Rosarno,
la crisi dell’agricoltura peggiora e le condizioni dei braccianti non accennano
a migliorare. Ancora ghetti senza acqua né luce, ancora salari da fame, ancora
guerra tra poveri in un territorio che soffre. Che fare?
Con la campagna SOS Rosarno ( http://www.equosud.org/ )
abbiamo cominciato un cammino diverso. Attraverso la rete dei Gruppi di
Acquisto Solidale, da un anno sosteniamo una produzione etica che ci consente
di sperimentare un diverso rapporto tra lavoratori immigrati e piccoli
proprietari contadini.
Ma non basta. La crisi economica
accelera le dinamiche di abbandono dei campi e accaparramento delle terre, a
tutto vantaggio di commercianti e giganti della Grande Distribuzione
Organizzata che impongono ai produttori prezzi sempre più bassi. Uno scandalo
che vale anche per realtà come la COOP, che pur applicando disciplinari
improntati alla sostenibilità sociale e ai diritti dei lavoratori, applica
prezzi alla fonte che rendono impossibile rispettare gli stessi, a meno di non
essere latifondisti o grossi commercianti.
Questi potenti speculatori hanno
tutto l’interesse a mettere i poveri contro i poveri, a neutralizzare così il
conflitto sociale che sarebbe naturale risposta alle politiche antisociali
imposte dall’alto col sostegno dei grandi gruppi. Come risposta popolare a
tutto questo, sulla stessa scia di SOS Rosarno, nasce la campagna “Ingaggiami
contro il lavoro nero – riprendiamoci i campi per coltivare sviluppo e
integrazione”, che avanziamo a gruppi d’acquisto, associazioni, sindacati,
organizzazioni di solidarietà. Un nuovo sviluppo della campagna già avviata a
Nardò, in Puglia, negli ultimi anni, da parte delle Brigate di Solidarietà
Attiva e dell’Associazione Finis Terrae, fondamentale supporto
all’organizzazione dell’epocale sciopero di quest’estate.
Per offrire un’alternativa
praticabile ai piccoli contadini che vogliono convertirsi al biologico e hanno
bisogno di tre anni per farlo e per far capire coi fatti che la soluzione alla
crisi non passa attraverso lo sfruttamento di chi è più debole ma può nascere
solo dalla solidarietà e dalla cooperazione sociale.
Un progetto a favore dei braccianti
immigrati, per favorire l’emersione dal lavoro nero grazie all’applicazione ai
produttori di un prezzo equo che ne consente la regolarizzazione. Un progetto di
resistenza contadina, per contrastare l’accaparramento di terre che delinea un
nuovo latifondo ad opera di speculatori vari, dalle multinazionali al blocco
‘ndrangheto-politico-massonico… Un progetto per contrastare il nefasto progetto
di un Rigassificatore da realizzare a ridosso del porto di Gioia Tauro. Quello
che è stato pochi anni fa lo scalo più importante del Mediterraneo e che ora le
speculazioni della multinazionale che lo gestisce in monopolio sottopongono ad
una ristrutturazione depressiva che minaccia di condurre al licenziamento
migliaia di operai.
Noi vogliamo altro. Noi vogliamo che
i terreni agricoli di quel territorio rimangano tali e che possano dare un
lavoro in condizioni degne e rispettose ai lavoratori che vengono qui a fare la
stagione, come pure un reddito ai proprietari. Cosa impossibile se questi
ultimi trovano nell’agricoltura industriale l’unico sbocco… a quei prezzi,
buoni solo per il lucro delle industrie del succo o per i vampiri della grande
distribuzione, tanto vale non raccogliere gli agrumi… molto meglio vendere i
campi.
PER ATTIVARE UN CIRCUITO ALTERNATIVO
CHE CONSENTA AI CONSUMATORI DI AVERE UN BUON PRODOTTO A PREZZI POPOLARI
REALIZZATO SENZA SFRUTTAMENTO ALCUNO.
CHE CONSENTA AI CONTADINI DI PENSARE
CHE UN DIVERSO SVILUPPO AGRICOLO PER QUESTA TERRA E’ ANCORA POSSIBILE, CH’E’
POSSIBILE UN FUTURO.
PER DARE UNA POSSIBILITA’ DIVERSA AI
BRACCIANTI IMMIGRATI: CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO DEGNE, UN RAPPORTO CON LA
POPOLAZIONE LOCALE FONDATO SUL RISPETTO E LA COLLABORAZIONE.
PER DIFENDERE IL LAVORO, SOSTENERE I
BRACCIANTI IMMIGRATI, SALVARE LA TERRA
Africalabria, uomini e donne senza
frontiere, per la fraternità
Brigate di Solidarietà Attiva
FLAI CGIL – comprensorio Gioia Tauro
GASPP – gruppo d’acquisto solidale e
popolare della Piana di Gioia Tauro
R@P - Rete per L'autorganizzazione
popolare
Associazione Finis Terrae
Per sostenere e partecipare alla
campagna è possibile ordinare le arance da Rosarno in base ad una delle
seguenti modalità:
"RETINA SOLIDALE" - 1,60€
al kg incluso IVA e spedizione
Una retina di arance per sostenere
piccoli produttori e braccianti insieme. Metà del ricavato andrà a coprire le
spese di produzione e distribuzione a filiera corta, sostenendo gli agricoltori
che strozzati dai prezzi della GDO sono costretti a mandare le arance al
macero. L'altra metà del ricavato andrà invece a sostenere i braccianti
sfruttati e costretti a vivere e lavorare in condizioni indegne, per l'acquisto
di gruppi elettrogeni, lavatrici, materiale per l'allestimento di docce e
servizi e per la predisposizione di spazi di assistenza, aggregazione e autorganizzazione.
ORDINI DI GRANDI QUANTITATIVI -
0,80€ al kg incluso IVA e spedizione Per i Gruppi d'Acquisto e in generale per chi volesse
fare ordini di grossi quantitativi, a sostegno dei piccoli produttori. Il primo
ordine per Milano e Provincia è a carico della BSA Milano (90 cassette da 10
kg). Ordine minimo: 5 cassette da 10 kg. Dal 14 Gennaio 2012 ogni sabato
organizzeremo banchetti informativi e punti di distribuzione per il ritiro
delle arance. Siamo anche disponibili ad organizzare incontri per raccontarvi
il progetto delle Brigate di Soldiarietà Attiva dall'esperienza di Nardò
2010-2011 a quella di Rosarno.
Video della manifestazione. Grazie a libera tv per il link e lo spazio concesso: clicca qui
A
Firenze si è consumata una tragedia, punto di culmine di quel
lavorio che Casapound mette insieme ogni giorno per diffondere il suo
sudiciume “culturale”. Gianluca Casseri 50 anni, nazista,
negazionista, antisemita ha fatto fuoco uccidendo due senegalesi
prima in piazza Dalmazia,poi ne ha feriti tre a San Lorenzo. La
polizia ha avuto il solito pessimo atteggiamento: invece di
sguinzagliarsi nei covi dei fasci ha preferito occuparsi di
accerchiare i migranti e gli italiani accorsi al loro fianco nelle
strade e poi caricare il corteo provocando due feriti. Il prefetto di
Firenze Padoin ha avuto la brillante idea di chiamare in causa i
centri sociali fiorentini, accusandoli di strumentalizzare la
questione per favorire disordini. Non una parola sul fatto che il
movimento fiorentino fa antirazzismo e antifascismo quotidianamente e
non solo quando si presenta un'occasione così eclatante (siamo molto
più legittimati noi di Renzi e Rossi a stare in questo corteo!!).
Non una parola sui fascisti ovviamente (i topi tra loro non si
mordono). Ne tanto meno perquisizioni, perché la polizia era troppo
impegnata a manganellare i migranti e gli antirazzisti. Prima di
tutto, prima di ogni valutazione, vogliamo esprimere la più profonda
solidarietà e vicinanza alla comunità senegalese, che ha lasciato 2
vittime nel campo di battaglia del razzismo:Samb Modou,40 anni e Diop
Mor,54 anni. Sougou Mor 32 anni,Mbenghe Cheike,42 anni e Moustapha
Dieng,34 anni sono i feriti ancora all'ospedale. Andando nel
dettaglio non possono convincere le solite giustificazioni
dell'insanità mentale, della follia accecante. Ancora una volta,
come a Oslo, militanti nazisti compiono stragi e poi vengono trattati
come poveri scemi. Invece è bene che tutti coloro che non
individuano in Casapound un mandante morale aprano forum, blog e
pagine facebook dei “fascisti del terzo millennio” per capire
di che pasta siano fatti: si leggano tutti gli osanna al Camerata
Cassieri. Si ricordino che camerati apparentemente più lucidi
accoltellarono studenti davanti all'Università di Napoli o hanno
pestato a Roma, più recentemente, militanti del Pd. Complici di
tutto questo sono direttamente le istituzioni: non solo per gli spazi
concessi e i finanziamenti diretti (il Pdl è il loro “banchiere”
diretto), ma anche per tutti i tentativi di revisionismo storico e di
equiparazione dei repubblichini ai partigiani. Non finisce qui: non
possiamo non avere negli occhi come sul tema del razzismo e della
xenofobia i camerati abbiano trovato al loro fianco personaggi che
invitavano a smitragliare i barconi e organizzavano ronde, parlando a
nome di quelle istituzioni che alla fine hanno costruito i Cie, hanno
prodotto la Turco-Napoliatno e poi la Bossi -Fini. Il razzismo di
stato lo si vede anche negli sgomberi di Renzi, nella caccia all'uomo
quotidiana contro il “vu cumprà”ai mercati, nei vigili urbani
usati praticamente come celere. Siano meno ipocriti Renzi e la sua
amministrazione del tutto assente sul tema dei diritti dei migranti,
ma molto attiva nella caccia al povero, sia meno ipocrita il Rossi
dei Cie “piccoli e umani”. Fascismo e nazismo non possono essere
tollerati oltre: Casapound, Casaggì e Forza Nuova sono luoghi in cui
questo odio, che talvolta si manifesta in atti eclatanti come quelli
di martedì 13/12, viene prodotto e diffuso. Queste associazioni
neofasciste devono smettere di esistere, le loro sedi vanno chiuse, a
loro non va concesso nessuno spazio di agibilità politica. Si
facciano un esame di coscienza approfondito i buonisti, i democratici
accaniti che non si rendono conto che la libertà di parola in mano a
queste carogne diventa odio e poi violenza. Temiamo che, come nella
Germania ai tempi della repubblica di Weimar, l'odio razzista sia lo
strumento delle classi dominati per dare una risposta regressiva alla
crisi. Il pogrom di Torino è esemplificativo in tal senso. Oggi più
che mai è necessaria una risposta popolare e di massa al tentativo
dei governi servi delle banche di scaricare la crisi sui ceti
popolari trascinandoci in un vortice di barbarie, paura e guerre tra
poveri. I rigurgiti neofascisti vanno respinti con nettezza e senza
ambiguità. Come BSA crediamo però non sia sufficiente condurre
questa lotta sulla base di principi astratti quali l'antirazzismo
etico: la questione migrante non si affronta solo in termini di
diritti di cittadinanza, ma occorre considerare il migrante come
parte integrante della classe, ponendo anche in questo ambito grande
importanza al lavoro. Per questo contribuiamo con progetti concreti
nel mondo del lavoro bracciantile e nelle sedi dove lavoratori di
tutte le provenienze affrontano lo sfruttamento capitalista. Questa
pratica ci lega non solo in modo vertenziale alle storie dei
migranti,ma ci porta al confronto giornaliero creando DAVVERO la
società del NOI e non una società dove esistono ancora le
differenze razziali o peggio ancora di appartenenza. Da
Nardò,attraverso la transumanza dei lavoratori stagionali
agricoli,la dimensione drammatica della loro condizione disumana,dal
salario al tipo di lavoro,ci conduce verso una lotta unitaria e
decisa,che abbatta le politiche razziste e di
sfruttamento,inaspritesi negli ultimi 20 anni. Tutte le problematiche
sul lavoro e per i diritti,vengono affrontate con leggi di
esclusione,sperimentate sui migranti ottenendo la libertà legale di
sfruttare le classi sociali più deboli. Per questo siamo presenti
laddove il capitalismo coi suoi tirapiedi di sempre ,ammantati di
anticonformismo, agisce indisturbato e ci saremo sempre lottando
contro ogni forma di razzismo e fascismo perché uniti si può
cambiare,divisi possiamo solo obbedire. NO
AL RAZZISMO, NO AL FASCISMO! TOGLIAMO OGNI SPAZIO POLITICO AI
FASCISTI! FEDERAZIONE
NAZIONALE BRIGATE DI SOLIDARIETA' ATTIVA
:comunicazionebsa@gmail.com BRIGATA
TOSCANA: brigatatoscana@autistici.org